Ilva. i “Genitori tarantini” affiggono un manifesto con i dati sulla mortalità infantile

Sullo sfondo ci sono le ciminiere e i fumi dell’Ilva, in primo piano un papà che stringe la mano al figlio, accanto i dati inquietanti sulla mortalità infantile a Taranto secondo il rapporto Sentieri e in basso la scritta: “non un altro bambino”.

È quello che appare sul manifesto fatto affiggere in via del Porto mercantile, alla fine della discesa che dal quartiere Tamburi porta verso il centro di Taranto, dal gruppo dei ‘Genitori tarantini’, non nuovo a iniziative del genere.

I dati dello studio (21 % di tumori infantili in più della media regionale, +54% incidenza tumori tra 0 e 14 anni, +20 % eccesso mortalità nel primo anno di vita, malattie iniziate in gravidanza +45%) fanno riferimento a periodi antecedenti ai dieci decreti legge sull’Ilva.

Provvedimenti che, secondo i ‘Genitori tarantini’, hanno “contribuito e contribuiranno per molti decenni ancora ad aumentare le già insopportabili percentuali che pesano su Taranto e sui suoi cittadini”.

Come monito, sono state usate le parole che il giudice Patrizia Todisco pronunciò nell’ordinanza di sequestro preventivo dell’area a caldo il 26 luglio 2012. “Non un altro bambino, non un altro abitante di questa sfortunata città, non un altro lavoratore dell’Ilva, abbia ancora – scrisse il gip – ad ammalarsi o a morire o ad essere comunque esposto a tali pericoli, a causa delle emissioni tossiche del siderurgico”.

Nelle scorse settimane fu realizzato un altro manifesto, affisso a Taranto, Bari e Genova, con la foto dei fumi notturni dell’Ilva e la scritta: “I bambini di Taranto vogliono vivere”. (ANSA)

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