Diventa un caso quello del macchinario radioterapico del San Carlo di Potenza

Pagato come nuovo ma risalente al 2008. E’ il caso dell’accelleratore Varia Trilogy per la radioterapia al’Ospedale San Carlo di Potenza, da quanto si apprende, punta dell’iceberg di un nuovo filone d’inchiesta sulla sanità lucana

Inaugurato in pompa magna con vertici sanitari ed istituzioni nell’ottobre 2017, il macchinario è operativo nell’ambito di un contratto per prestazioni, manutenzione e gestione del reparto affidato tramite gara nel 2015 ad un raggruppamento di imprese nazionali.

In piena sicurezza, i risultati terapeutici per i pazienti dovrebbero corrispondere ai parametri richiesti ma a sollevare dubbi sulla modernità dell’acelleratore è stata una lettera anonima con foto allegate, recapitata nelle redazioni di testate giornalistiche: in bella mostra, una targhetta apposta in superficie che riporta infatti la realizzazione inequivocabile di dieci anni addietro. A confermare l’ipotesi di macchinario usato, emergerebbe una sorta di “rigenerazione” fatta dalla ditta appaltatrice proprio a Potenza. Operazione, pare, sconosciuta dal San Carlo.

Le informazioni, nel frattempo, sono giunte fino ai NAS dei Carabinieri che hanno avviato accertamenti presso il presidio ospedaliero del capoluogo. Sequestrati documenti e interrogate alcune persone informate dei fatti. A rendere meno chiara la situazione, inoltre, i continui guasti segnalati da malati oncologici costretti a saltare le sedute di radioterapia.

Insomma, una situazione intricata ma da chiarire per il bene comune che minerebbe l’avanguardia delle cure e terapie nell’azienda sanitaria più importante della Basilicata.

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