Uova contaminate dal Fipronil, la CIA rassicura gli utenti lucani

Molti Paesi europei sono preoccupati da quello che è diventato un vero e proprio “caso”, quello delle uova contaminate da un insetticida veterinario, il Fipronil. Il rischio si è allargato a 15 paesi dell’Unione, Italia compresa, dicono da Bruxelles.

Inizialmente il nostro Ministero della Salute ha replicato che quelle uova non sono mai state messe in commercio nella penisola, ma è di ieri la notizia che due nuovi casi di uova contaminate dall’insetticida vietato negli allevamenti di animali per il consumo umano, sono stati scoperti dai carabinieri dei Nas, che non hanno tuttavia rivelato la localizzazione dei campioni (rinviando ad una conferenza stampa convocata per le 10.30 oggi a Roma) anche se altri due casi erano stati scoperti in Campania, dopo i primi campioni positivi trovati nelle Marche e nel Lazio, ai quali si è aggiunto il caso di alcune omelette surgelate in Lombardia.

La sezione lucana della Confederazione italiana agricoltori (Cia) ricorda però che più che al codice che c’è sulle uova “che non guarda quasi mai nessuno” i consumatori devono fare attenzione alla provenienza delle uova”.

E le 330 aziende di galline da uova per 16.795 capi allevati presenti in Basilicata sono una sicura garanzia. Pochissimi sono però i consumatori sanno cosa stanno portando a casa dai supermercati e negozi alimentari. “I numerini presenti sul guscio delle uova, infatti, restano ancora un codice “misterioso” per la maggior parte di essi.

Sul guscio delle uova di gallina c’è un codice che con il primo numero consente di risalire al tipo di allevamento (0 per biologico, 1 all’aperto, 2 a terra, 3 nelle gabbie), la seconda sigla indica lo Stato in cui è stato deposto, seguono le indicazioni relative al codice Istat del comune, alla sigla della provincia e, infine il codice distintivo dell’allevatore. A queste informazioni si aggiungono quelle relative alle differenti categorie (‘A’ e ‘B’ a seconda che siano per il consumo umano o per quello industriale) per indicare il livello qualitativo e di freschezza e le diverse classificazioni in base al peso (‘XL’, ‘L’, ‘M’, ‘S’).

Certo non è agevole fare tutti questi controlli ma per semplificare le informazioni necessarie è sicuramente rilevante verificare l’azienda produttrice ben stampata sulla confezione che mette in vendita sugli scaffali le uova.

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