Sanità, definite reti di assistenza della pediatria e per l’ictus

L'assessore Martorano

POTENZA – “Potenziare l’offerta di assistenza e di cura per la pediatria e l’ictus”. Sono questi gli scopi principali per i quali il Dipartimento alla Salute della Regione Basilicata ha definito “due nuove reti assistenziali” strutturate sul modello cosiddetto “hub and spoke”, ovvero “mozzo e raggi”. “Per la rete interaziendale pediatrica il ‘cerchio’ – si legge in un comunicato dell’Ufficio stampa regionale – è costituito dai pediatri di famiglia e dalle strutture distrettuali di riferimento; i ‘raggi’, invece, dalle strutture ospedaliere delle Aziende sanitarie e il ‘mozzo’ è individuato nell’ospedale regionale San Carlo di Potenza. Si completa così il percorso avviato con il protocollo sottoscritto con l’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma”. L’assessore lucano alla Sanità, Attilio Martorano, ha spiegato che questa organizzazione capillare della rete pediatrica regionale e l’attesa riduzione della migrazione sanitaria in seguito alla costruzione del Centro pediatrico non costituiranno solo un beneficio finanziario per le casse regionali ma anche un miglioramento dell’offerta sanitaria e una significativa riduzione dello stress e dei disagi per le famiglie dei pazienti, “che – ha precisato – solo nei casi più complessi dovranno allontanarsi da Potenza”. Quanto all’ictus, invece, “in Basilicata la percentuale di pazienti colpiti è leggermente superiore alla media nazionale e la mortalità acuta, ovvero nei 30 giorni successivi, è pari a circa il 20 per cento, mentre quella nell’arco di un anno sale al 30. A un anno circa dall’evento acuto, poi, più o meno un terzo dei soggetti sopravvissuti ad un ictus presenta un grado di disabilità elevato, tanto da poterli definire totalmente dipendenti. Con l’introduzione delle stroke-unit, unità in grado di eseguire una terapia specifica, nei presidi ospedalieri di Lagonegro e Matera, connessi con quello già operativo presso il San Carlo di Potenza, sarà completata una rete in grado di garantire tempi di intervento utili per limitare il rischio di morte, oltre che i danni neurologici che solitamente questo tipo di patologia produce.

 

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