Precursori sismici, quando i terremoti lanciano segnali

Secondo i ricercatori del Cnr, se si fosse verificato in Abruzzo, il terremoto che ha colpito, nei giorni scorsi, il Giappone ne avrebbe raso al suolo tutte le Province, avrebbe raggiunto Roma e avrebbe raso al suolo anche la capitale. Un evento senza precedenti che, con una magnitudine di 8.9 sulla scala Ricter, si è abbattuto sull’arcipelago nipponico provocando l’onda anomala, l’onda del porto, come suggerisce la traduzione della parola giapponese tsunami. Alla fine il bilancio potrebbe andare ben oltre le diecimila vittime. Ma esiste la possibilità di prevenire i terremoti e in particolare terremoti così catastrofici? Ne abbiamo parlato con Francesco Vespe, primo tecnologo dell’Agenzia Spaziale Italiana, presso il Centro di Matera. Elementi chimici come il radon e il vapor d’acua, possono quindi essere utilizzati come precursori sismici, così come le deformazioni della crosta terrestre. Quale ruolo conta di giocare, in questo delicato settore, il Centro di Geodesia Spaziale dell’Asi di Matera? Fu proprio il Centro materano a rilevare, nel 2004, lo spostamento dell’asse terrestre, dovuto al terremoto che colpì, allora, il Sud Est Asiatico. Quali dati sono stati rilevati finora, dopo il terremoto in Giappone? Il catastrofico sisma che cambiato il volto del Giappone ripropone però anche il tema della sicurezza in campo nucleare. Un disastro nel disastro, dopo che la centrale nucleare di Fukushima, per la verità di vecchia concezione, è stata prima raggiunta dall’onda sismica e poi compromessa dallo tsunami. E anche qui, tanti interrogativi. In particolare, sugli impianti dell’ultima generazione e il loro livello di sicurezza.

Share Button