Ex Ilva, associazioni a Conte: non rispettata sentenza Cedu

“L’Italia non sta rispettando la sentenza della Corte europea dei diritti umani (Cedu) di Strasburgo emessa il 24 gennaio e diventata definitiva il 24 giugno, secondo la quale lo Stato italiano non ha protetto la salute di noi Tarantini per la questione Ilva”, con “obbligo di porre rimedio alla situazione nel più breve tempo possibile”. Lo scrivono associazioni e cittadini in un documento consegnato ieri sera a Taranto al presidente del Consiglio Giuseppe Conte in cui sottolineano la necessità di un “fermo immediato degli impianti pericolosi”. Gli attivisti ricordano che l’11 ottobre, in seguito a nuove memorie presentate dai cittadini, “la Corte ha comunicato l’apertura di un nuovo procedimento contro lo Stato italiano per violazione dei nostri diritti alla vita e alla salute. Per una nuova pratica adottata dalla Corte, è iniziata una prima fase non contenziosa per permettere alle parti la possibilità di arrivare ad un accordo. L’udienza è fissata per il 23 gennaio 2020”. Se le parti “non arriveranno ad un accordo – viene spiegato – si aprirà la seconda fase del contenzioso che, a nostro parere, non potrà che condurre ad una nuova condanna dello Stato italiano, se continueranno ad esserci normative che ledono i nostri diritti fondamentali alla vita e alla salute”.

Per le associazioni (Comitato donne e futuro per Taranto Libera, LiberiAmo Taranto Aps, Genitori tarantini Ets, Comitato quartiere Tamburi, Lovely Taranto Ets, WWF) – l’accordo dovrà “partire dal fermo immediato degli impianti pericolosi, non a norma, sotto sequestro penale, perché ‘causano malattie e morti’ come certificato dalle perizie del Tribunale di Taranto”.

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