Selva di Fasano, a “Lineamediterranea” un confronto sul futuro dell’ulivo

Rogo simbolico di alcuni rami come rito propiziatorio per la rinascita del patrimonio pugliese
Un sacrificio augurale, simbolico ma non troppo, che vorrebbe unire la denuncia delle responsabilità di chi poco ha fatto per salvare gli ulivi pugliesi alla speranza della rinascita di un patrimonio unico. Il rogo dei rami di ulivo andato in scena nel corso dell’incontro della rassegna Lineamediterranea a Villa Minareto, nella selva di Fasano, dà il segno di quello che vorrebbe essere il filo conduttore della manifestazione internazionale di Arti, Musica e Cinema che raccoglie artisti e scrittori, provenienti da tutto il mondo, che hanno saputo coniugare la cultura mediterranea con quella orientale. Un’edizione intitolata “Luoghi e visioni che ha attirato moltissime persone provenienti da tutta Italia per parlare del ruolo del Mediterraneo come trait d’union con le tradizioni da sempre in arrivo da est. Quindi spazio alla pizzica salentina con la compagnia di musica e danza Omaggio al Salento, ma anche confronto in alcuni casi acceso soprattutto sul futuro dell’ulivo con il paesologo Franco Arminio che ha moderato l’incontro tra il giornalista Luigi Cazzato, i due direttori artistici della manifestazione Alessio Alba e Francesco Conversano e Leonardo Capitanio in qualità di Presidente dei Vivaisti Italiani. Un contributo importante a un dibattito centrale per il rilancio dell’economia agricola e culturale della Puglia.

 

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