Basilicata, Bardi e Cupparo su Tirocini inclusione e Lsu

 

 

 

Il presidente della Giunta regionale Vito Bardi e l’assessore regionale alle Attività produttive e lavoro Francesco Cupparo, in una nota congiunta, riferiscono che “attraverso variazione di bilancio, utilizzando risorse inizialmente iscritte per altre misure, sarà possibile prorogare per ulteriori tre mesi i Tirocini di Inclusione Sociale che riguardano circa 740 persone. La spesa complessiva a carico della Regione sarà di 1 milione 443 mila 990 euro”.
Per i Lavoratori socialmente utili la scadenza dei progetti – rendono noto il Presidente e l’Assessore – è al 31 dicembre prossimo e comprende sia i circa 70 della platea “Fosf” (pagati con fondi statali) che i circa 80 della platea “autofinanziati” (pagati con fondi regionali).
“Nella nostra precedente nota riferita al Reddito Minimo di Inserimento – spiegano – non ne abbiamo fatto riferimento perché il comportamento della Giunta è improntato sui fatti e non sulle promesse e quindi appena abbiamo avuto certezza da parte degli uffici dei provvedimenti riferiti siamo in grado di darne comunicazione e di tranquillizzare, prima di tutto, le persone interessate. Piuttosto al consigliere Cifarelli, che è stato assessore alle Attività Produttive e Lavoro sino a poche settimane fa – dicono Bardi e Cupparo – vorremmo chiedere, senza alcuno spunto polemico che ha accompagnato la sua dichiarazione, ma con la volontà di evitare noi gli equivoci di cui parla su un tema sociale che non consente strumentalizzazioni, perché lui non ha portato a termine gli adempimenti previsti accumulando un ritardo che adesso noi dobbiamo colmare. Per quanto riguarda i lavoratori Lsu intendiamo convocare un incontro con i Comuni e gli enti che utilizzano queste persone in modo da verificare quanti si intendono stabilizzare, usufruendo dei contributi statali o regionali a seconda dell’appartenenza o se abbandonano volontariamente la platea. Sia per gli “autofinanziati” che per quelli del “Fosf” il passaggio successivo da compiere è procedere ad un bando specifico sui criteri e sui contributi da assegnare per la stabilizzazione. L’obiettivo finale – concludono Bardi e Cupparo – è quello di superare definitivamente la condizione di precarietà alla quale queste persone sono state costrette in tutti questi anni per una visione politica di puro assistenzialismo”.

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