Autonomia differenziata, per il ministro “restano da sciogliere alcuni nodi”. Ed Emiliano attacca

La responsabile per gli Affari regionali Stefani invita il Governo a fare chiarezza. Il governatore pugliese: “Su questo tema l’esecutivo rischia”
La nebbia non si dirada, anzi se possibile si infittisce. L’autonomia differenziata resta un rebus tutto da decifrare, anche dopo l’incontro tra i presidenti delle Regioni italiane e il ministro per gli affari regionali Erika Stefani, con quest’ultima che invita il Governo e il parlamento a pronunciarsi il prima possibile. “Ad oggi non sono stati sciolti i nodi politici su alcune richieste delle Regioni relativamente ad alcune materie. Sono nodi politici che devono essere analizzati e sviscerati, ad oggi non ho una rappresentazioni univoca. Sono temi importanti, dalle infrastrutture alla scuola, ed è corretto vi siano giusti tempi di elaborazione”, ha detto il ministro al termine dell’incontro. “In sede di esecuzione della legge che ci sarà, ci saranno vari decreti che daranno attuazione concreta ai trasferimenti di risorse e a tutto il resto. Poi le Regioni dovranno emanare le leggi regionali in esecuzione del percorso: non vedo alcun intasamento, l’importante è lavorare tutti”, ha proseguito il ministro Stefani. “La parte generale e il meccanismo procedurale sarà uguale per tutte le Regioni, di qui un confronto come quello di oggi. Le singole Regioni potranno decidere, d’accordo col Governo, le materie sulle quali chiedere lo spazio d’autonomia. La differenziazione c’è sulle materie non sulla procedura e sull’impianto generale” Il governatore pugliese Michele Emiliano non ha perso l’occasione per criticare il governo. “C’è un conflitto gigantesco tra le Regioni, nel Parlamento e all’interno del paese, mi auguro che ci sia uno stop a tutto questo processo. Oggi nessuna indicazione è arrivata dal ministro. Spero che le Regioni possano presentare un progetto condiviso. Il governo deve governare, non pensare a stare in equilibrio; su questa vicenda, su cui non sa che pesci prendere, il governo rischia di cadere”.

 

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