Sinodo Diocesi Matera – Irsina nel segno della “pastorale missionaria”

Umiltà, disinteresse, beatitudine. Con questo atteggiamento la Chiesa di Matera Irsina si appresta a vivere il primo sinodo diocesano, dopo il Concilio Vaticano II. Fatto storico, di estrema importanza per l’oramai prossima capitale europea della cultura. Dopo il saluto di indirizzo da parte del segretario del Sinodo, don Filippo Lombardi, e dopo la prolusione solenne del vescovo, Mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, i lavori di apertura del sinodo sono entrati nel vivo con l’invocazione dello Spirito Santo, la professione di fede e il giuramento di fedeltà dei delegati al sinodo. 138 persone, di cui due terzi sono laici, a disposizione della Chiesa per riflettere, in 18 incontri, sui temi centrali del sinodo, a partire dalle linee guida dell’Instrumentum laboris, frutto dello studio della Evangeli Gaudium e delle quattro costituzioni conciliari. Il vescovo ha poi dato lettura alla bolla di apertura del sinodo e alla bolla della Penitenzieria apostolica per l’indulgenza. Altro dono per quest’anno, l’indulgenza plenaria. Oltre alla preghiera e alla icona, appositamente scritte per il sinodo. La Chiesa intraprenda una “pastorale missionaria non programmatica, ma pragmatica” ha detto mons. Caiazzo, non dimenticando di citare fatti di attualità e di cronaca, come il recente blocco dei migranti della Sea Watch, invitando con forza all’accoglienza, alla pace. Ad aprire i porti, come i cuori. Ha parlato ancora di “denuncia con forza”, di “parresia”, per una Chiesa che si smuova, che sia viva e attiva. Per questo ha citato, il vescovo, don Tonino Bello: “La pace senza giustizia – affermava – è peggio della guerra”. “Non adagiamoci – ha detto ancora mons Caiazzo – sul si è sempre fatto così”, ma l’auspicio siano il cambiamento, la rivoluzione, la bellezza. Quella bellezza che può salvare il mondo: “la freschezza e la novità perenne di Gesù Cristo”. Per un vino nuovo, in otri nuovi.

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