Caso Trivelle, Emiliano: “Il 14 gennaio a Bari, il Comitato promotore dei referendum antitrivelle”

La Puglia, insieme alla Basilicata, sono state ancora una volta tradite dal Movimento 5 Stelle, vittime di promesse infrante. 31 dicembre, il Ministero dello Sviluppo Economico, retto da Luigi Di Maio, autorizza tre permessi di ricerca petrolifera nel Mar Ionio, nel Golfo di Taranto. Scoppia il caso trivelle, con associazioni ed enti locali pronti alla mobilitazione. E’ dura la reazione del governatore della Puglia, Michele Emiliano: “È insopportabile la bieca ipocrisia di chi, dopo aver finto di lottare al nostro fianco, appena giunto al Governo del Paese anche grazie ai tanti elettori sensibili a questo argomento, ora assume le medesime condotte dei governi precedenti che si volevano contrastare con la richiesta di referendum antitrivelle”. Il governatore pugliese, accogliendo la richiesta del consigliere regionale della Basilicata, Piero Lacorazza, al fine di rilanciare la lotta contro la ripresa della campagna di ricerche petrolifere nei mari italiani, ha invitato per il 14 gennaio a Bari le componenti del Comitato promotore dei referendum antitrivelle che si è svolto il 17 aprile 2016, quando pugliesi e lucani votarono per il 95% in difesa per l’ambiente e contro le trivelle, nonché tutti i rappresentanti interessati delle Regioni e dei Consigli Regionali che col loro voto chiesero lo svolgimento della consultazione referendaria. “Lo scopo – è detto in una nota della Regione Puglia – è quello di costruire una nuova iniziativa politica per fermare le trivellazioni nei mari italiani”. “La firma dei permessi di ricerca petrolifera con l’Air Gun tra Natale e Capodanno, dà il senso – ha poi concluso Emiliano – di una delusione grandissima nei confronti di avversari politici con i quali il Governo pugliese aveva lealmente collaborato su queste grandi battaglie senza esitare ad entrare in contrasto con i governi del centrosinistra”. “Ho letto che il Governatore della Puglia intende impugnare queste autorizzazioni – è l’immediata risposta del vicepremier Di Maio – Sono contento, non chiedo altro, spero che un giudice blocchi quello che da qui non potevamo bloccare senza commettere un reato a carico del dirigente che doveva apporre la firma. Ma non sarà ‘un ricorso contro Di Maio’, bensì sarà un ricorso di un governatore del Pd contro una autorizzazione rilasciata dal Pd”. Sulla vicenda, interviene anche il ministro dell’Ambiente Sergio Costa: “Da quando sono Ministro non ho mai firmato autorizzazioni a trivellare il nostro Paese e i nostri mari e mai lo farò. Non sono diventato Ministro dell’Ambiente per riportare l’Italia al Medioevo economico e ambientale. Anche se arrivasse un parere positivo della Commissione Via, non sarebbe automaticamente una autorizzazione”. “Ho preso troppi insulti in passato da questa gente, sulle politiche ambientali. Ma se ci tenevano così tanto perché non hanno fatto subito un decreto per cambiare le cose? Questa è l’ipocrisia”. Lo ha detto l’ex viceministro allo Sviluppo Economico Teresa Bellanova che ha poi affermato che il nuovo governo avrebbe potuto fare un decreto per dire no alle imprese, ma “invece non l’hanno fatto. Non solo. Hanno autorizzato le imprese senza tenere conto dei vincoli della Commissione di esperti”. Spiega che l’ultima parola nella procedura spetta al Mise e “se il Mise dice sì, il ministero dell’Ambiente non può mettersi di traverso. Potevano opporsi. Come per l’Ilva o la Tap” ha concluso Teresa Bellanova.

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