Ilva, centinaia di operai scelgono la buonuscita

Dal 3 ottobre ad oggi sono trecento le prenotazioni di uscita volontaria dall’Ilva , incentivata con un indennizzo di 100mila euro, come garantito dal contratto con cui il Governo ha ceduto il siderurgico ad Arcelor Mittal.

Dal 3 ottobre, giorno dopo della data in cui i sindacati metalmeccanici Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb e Ilva in amministrazione straordinaria, hanno formalizzato a Roma la procedura, in base alla legge 223, per gli esodi agevolati, anticipati e incentivati, previsti dall’accordo sottoscritto al Mise.

I lavoratori che intendono lasciare il posto di lavoro ricevono un modulo dall’azienda da compilare e firmare. “Il pagamento dell’indennizzo – spiegano i sindacati – avverrà in una soluzione unica”. “100mila euro lordi, a lavoratore, se si va via entro gennaio prossimo”. Dopo, la somma andrebbe a decrescere. Le previsioni fanno contare circa 2000 esodi. Numero che per i sindacati invece non sarà superato.

Per chi resta ci sono due possibilità: rientrare tra le 10.700 assunzioni garantite da Mittal e tra chi sarà riassorbito in un secondo momento, dopo il 2023, restando ora o in cassa integrazione o sotto l’amministrazione straordinaria. 

Chiedono un tavolo urgente in Prefettura e minacciano lo sciopero, intanto, i metalmeccanici di Genova. “Se Mittal nei prossimi giorni invierà lettere di trasferimento per mille lavoratori dell’Ilva di Cornigliano e non per gli altri, faremo partire gli scioperi”. Lo ha detto il segretario genovese della Fiom Cgil Bruno Manganaro. Dal primo novembre Mittal dovrebbe far partire le lettere per trasferire una parte dei lavoratori di Cornigliano dall’Ilva in amministrazione straordinaria al nuovo proprietario. I sindacati chiedono il rispetto dell’Accordo di programma. 

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