Ilva, dossier di Peacelink a Di Maio: “No a due verità, una scientifica e una politica”

Dalla posa della prima pietra per la costruzione dell’Ilva di Taranto, nel luglio del 1960, a oggi. Una carrellata di informazioni scientifiche, esiti di studi effettuati già dagli anni 70, proposta nel Paper Position Ilva 2018. Documento inviato dall’associazione ambientalista di Taranto, Peacelink, al ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio e, già presentato al ministro dell’Ambiente, Sergio Costa.

Non ci siano due verità sull’Ilva, una scientifica ed una politica: questo l’invito dell’associazione. Basta concedere inoltre, alla luce di tanti studi, l’immunità penale alla eventuale nuova proprietà del siderurgico. Ilva “rientra tra le industrie insalubri di prima classe – si legge all’inizio del documento – e, in quanto tale, trattandosi di fabbrica che produce “vapori, gas ed altre esalazioni insalubri o che possono riuscire in altro modo pericolose alla salute degli abitanti”, doveva “essere isolata nelle campagne e tenuta lontana dalle abitazioni”.

Poi la citazione degli studi. Dal 1971 fino allo studio Forastiere del 2017, passando, solo per elencare i principali e i più recenti, per lo studio Sentieri del 2011 e la perizia medico epidemiologica, ordinata dal GIP Patrizia Todisco nel contesto del Processo Ambiente Svenduto (2012). Tutti confermano il nesso tra inquinamento e malattia e morte. Per lo studio Sentieri, ad esempio, “è del 54% l’eccesso di rischio di incidenza di patologie tumorali per i bambini di Taranto”. Dal Biomonitoraggio del 2016, emerge “il rischio per lo sviluppo neurologico dei bambini determinato dalla esposizione delle madri in gravidanza e dei bambini stessi alle sostanze Neurotossiche provenienti dal polo industriale, e particolarmente dall’ILVA, quali Piombo, IPA, Diossine e PCB”.

Tutti dati elencati nel documento di Alessandro Marescotti, presidente Peacelink. Il Paper Position Ilva sarà condiviso anche coi sindacati e con il Prefetto Donato Cafagna.

Proprio dopo l’incontro con i metalmeccanici e con Arcelor Mittal, il ministro Di Maio, ha chiaramente detto di voler tentare un accordo a rialzo, ma anche di voler restituire ai tarantini il diritto a respirare. Come? Il tempo stringe e, non oltre il 15 settembre, dovrebbe arrivare la decisione sul futuro di Taranto.

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