Mortale Ilva, sciopero dei metalmeccanici. Bentivogli: “Vergogna nazionale”

Sciopero di 24 ore dei metalmeccanici dopo la morte sul lavoro di Angelo Fuggiano, contro “le precarie condizioni in cui vivono i lavoratori delle aziende dell’appalto e dell’indotto ILVA. Alle continue tensioni di precarietà, mancanza di stipendi, incertezza sul futuro, si aggiungono anche minori condizioni di sicurezza”. Temi che hanno fatto scattare altri scioperi. L’ultimo, quello del 30 aprile.

“Sì è svolta alle ore 12:00 – fa sapere la Fim Cisl – una riunione con i massimi vertici aziendali in cui si chiedeva al sindacato l’interruzione dello sciopero per evitare problemi di sicurezza impianti che avrebbero prodotto la fermata dello stabilimento intero. Abbiamo ribadito l’assenza di ogni possibilità alle condizioni proposte, ribadendo la validità in pieno del comunicato di sciopero che viene confermato riservandoci, a valle dell’incontro in prefettura previsto per le ore 17:30, ulteriori iniziative”.

La notizia della morte del 28enne è arrivata mentre si svolgeva il convegno della Cgil sullo Sviluppo Sostenibile”, immediatamente sospeso dal segretario, Paolo Peluso.

“Il lavoro in cui si perde una vita è una vergogna nazionale”, tuona Marco Bentivogli, segretario Fim Cisl. “La gestione commissariale è inadempiente – accusa il sindacalista – anche sugli aspetti minimi e basilari della sicurezza del sito. Va accelerata la partita con ArcelorMittal sulla cessione dell’impianto e l’implementazione e l’ammodernamento dello stesso”.

 

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