Ilva, nuovo ricorso contro il decreto sull’Aia. Melle: “Unica via, lo stop dell’area a caldo”

Anche il Comitato Donne e Futuro per Taranto Libera impugnano il decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 29 settembre 2017 con cui il Governo ha approvato l’attuale piano ambientale per l’Ilva. Il decreto, com’è noto, già impugnato dal sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci e dal presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. La presidente del Comitato, Lina Ambrogi Melle, procede però con richiesta di sospensiva, cui hanno invece rinunciato, almeno per ora, Comune e Regione.

Con la Melle, a sostegno dell’iniziativa, numerosi cittadini di Taranto e le associazioni ” Giustizia per Taranto “, ” PeaceLink” e ” Fondo Antidiossina ” “indignati – scrivono – da questi continui decreti del governo italiano che calpestano i diritti fondamentali dell’Uomo alla vita, alla salute e alla sicurezza di noi tarantini”.

La spinta è stata l’immunità penale riservata ai nuovi acquirenti: “Noi non possiamo rimanere inermi difronte ad una politica che continua a proteggere interessi economici di privati a discapito della salute di una popolazione”. “L’unico modo per affrontare e risolvere questa terribile situazione sanitaria ed ambientale – per la Melle – è quella già realizzata a Genova nel 2005 con la chiusura dell’aria caldo dell’Ilva e l’avvio di serie bonifiche all’interno e all’esterno dell’azienda”.

Il Comitato ha già fatto ricorso contro lo Stato italiano per violazione con le sue leggi salva-Ilva dei diritti alla vita, alla salute ed alla vita familiare dei tarantini”.

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