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Taranto, città contesa tra pro e contro Ilva

Si chiude con l’appello inascoltato di Gentiloni la settimana. L’invito alla mediazione sull’Ilva non arriva solo dal premier, ma anche dai vescovi di Genova e di Taranto, cardinal Bagnasco e mons Santoro; dal presidente della Camera di commercio di Taranto, Sportelli; dal segretario del Pd della Puglia, Lacarra. E, ancora, nelle scorse ore, dal sottosegretario agli Affari europei Sandro Gozi. “Da Emiliano ci aspettiamo un atto di fiducia reciproca – dichiara, invitando a guardare con fiducia e, quale possibile punto di partenza per la mediazione, il risultato ottenuto con la Commissione europea. Si riferisce all’indagine chiusa con il riconoscimento di due casi di aiuti di Stato all’Ilva indebiti, e con la sentenza che l’azienda dovrà restituire 84 milioni all’Italia.

Tanti appelli insomma ma i destinatari, il governatore pugliese Emiliano e il sindaco di Taranto Melucci, non accennano a passi indietro riguardo al ritiro del ricorso al Tar di Lecce del decreto col quale il Governo ha dato l’ok all’attuale Aia. Il primo, si è detto disposto a incontrare Gentiloni per illustrargli le ragioni del ricorso. Il secondo, ha fatto sapere di aver già comunicato al Mise le condizioni necessarie al ritiro del ricorso. Presidente e sindaco trovano il sostegno del leader nazionale dei Verdi, Bonelli, degli ambientalisti, di numerose associazioni, in molti casi degli operai stessi e dei cittadini. Della Taranto stanca di combattere con i casi di cancro ed altre malattie il cui nesso con l’inquinamento da tanti studi è ormai accertato. Una città contesa, nel mezzo della discussione. 

Il momento è delicatissimo e la trattativa rischia di essere seriamente compromessa. Preoccupati i sindacati confederali ed il Governo. Prova a rassicurare un po’ tutti Arcelor Mittal, in una comunicazione agli operai e alle loro famiglie: la cordata, ha “per prima interesse a completare l’attuazione del piano ambientale il prima possibile, anche in anticipo rispetto alle prescrizioni di legge, per poter gestire in piena efficienza gli impianti”. E c’è la volontà di “garantire la piena sostenibilità ambientale, sociale ed economica dell’Ilva, e con essa il benessere dei lavoratori diretti e indiretti, delle loro famiglie e delle comunità nelle quali opera”. 

Oltre due settimane per vedere cosa accadrà fino al prossimo tavolo al Mise, previsto per il 10 gennaio. 

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