Blackout all’Eni, ai tarantini non bastano le rassicurazioni: le reazioni

“Taranto è stanca”, scrive l’assessore all’Ambiente e vice sindaco Rocco De Franchi su Facebook a commento del blackout all’Eni che nelle scorse ore ha seminato paura e preoccupazione tra i cittadini. Lo dice l’assessore all’Ambiente si’, quasi a dar voce alla disperazione di Taranto e alle sue associazioni che oggi, però, proprio al Comune e alla Prefettura chiedono interventi concreti e soluzioni. Non si accontentano delle rassicurazioni giunte dall’Eni, i Genitori tarantini: “Vogliamo conoscere il piano di evacuazione in caso di incidente rilevante”, scrivono al Prefetto Donato Cafagna. L’azienda, qualche ora dopo il blackout, pare causato da un fulmine, ha comunicato che “ Non si registrano danni né pericoli per l’ambiente, e sono attualmente in corso le operazioni di verifica e ripristino del collegamento elettrico». Anche il Prefetto ha annunciato la cessazione dello “stato di attenzione”. Ma per le associazioni l’episodio non può passare in sordina solo perché “ancora una volta il destino ci ha graziati”. “Cosa succederebbe – queste le domande che inquietano l’associazione di genitori – se vi fosse un incendio non prontamente domato? Cosa accadrebbe se con un pauroso quanto possibile effetto domino fossero coinvolti i numerosi depositi di greggio dell’Eni posti all’ingresso della città? Cosa accadrebbe se l’incendio coinvolgesse o anche derivasse dalle aziende vicine?”.

Domande che turbano anche il Comitato verità per Taranto che parla di “industrializzazione selvaggia”, di “veleni su veleni in città e provincia” e dell’annuncio di pochi giorni fa: “ Tempa Rossa non più stoccaggio, ma raffinazione” con il raddoppio della produzione, il tutto mentre “dall’ultima ispezione Arpa risulterebbe che nello stabilimento ENI di Taranto ci sono sversamenti dai serbatoi, che le acque meteoriche finiscono in falda” e mentre “in ENI arriva anche l’alternanza scuola lavoro, per costruire la vecchia storia del ricatto occupazionale con le nuove generazioni”.

Anche la Cgil si rivolge a Comune e Prefettura, ma per chiedere un incontro e l’apertura di un confronto lavoratori-istituzioni al fine di “evitare che si ingenerino facili giudizi e inappropriati commenti” su una problematica che riguarda l’intera comunità, ma soprattutto i lavoratori.

 

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