Tentato omicidio al Pronto soccorso di Taranto, Questore: “Aggressore non poteva trovarsi lì”. Il video

Pochi secondi di ferocia inaudita e ingiustificata. Giusto il tempo di impugnare il cacciavite e colpire. Non c’è movente dietro al tentato omicidio, al pronto soccorso del Ss Annunziata di Taranto, per il quale è in carcere il 42enne Giovanni Maggio. Per la Procura è lui l’uomo che l’altra notte ha provocato un trauma cranico a una paziente, 73enne, in coma. Diventata bersaglio solo perché lasciata incustodita per qualche istante, per quei pochi secondi, dal figlio, andato al bagno. Un frangente in cui è scattato un meccanismo di morte nei pensieri del presunto responsabile.

Era arrivato al pronto soccorso alle 2:20. Voleva un referto che attestasse un’aggressione, in realtà mai subita. Cosa già capitata in passato. Il documento, nella sua testa, sarebbe potuto tornargli utile per eventuali denunce. L’uomo ha un precedente per tentato omicidio fuori Taranto e per lesioni e maltrattamenti per aver aggredito la moglie, sempre con un cacciavite che era solito portare nella tasca sinistra del gilet. Saranno i magistrati a stabilire il perché quell’uomo si trovasse in un’area in cui non doveva essere, anziché aspettare come gli altri in sala d’attesa.

Il 42enne è stato sottoposto a fermo perché, dichiara la Polizia, “ritenuto responsabile di aver compiuto atti diretti in modo non equivoco a cagionare la morte della predetta donna, colpendola alla tempia destra e conficcandole in profondità nel cranio un oggetto contundente sottile e acuminato provocandole così un vastissimo ematoma cranico, con l’aggravante di avere approfittato di circostanze di tempo, luogo e persona, in relazione all’età avanzata e allo stato patologico della vittima”.

Ha impiegato 25 secondi, stando alla ricostruzione della Procura, nella persona della pm Anastasia, per entrare e uscire dalla stanza in cui era la 73enne. L’unica camera con telecamera di videosorveglianza non funzionante. Gli altri movimenti sono stati ricostruiti invece proprio tramite il video e grazie alle testimonianze raccolte. Un uomo ha visto fuggire il 42enne e, successivamente, lo ha riconosciuto nelle immagini.

Un frame in particolare mostra come, con alte probabilità, un’altra paziente era finita nella mira del 42enne. Nel video si vede l’uomo simulare l’aggressione p, per poi alzarsi e tentare di compierlo, fino a desistere, data la presenza di un parente.

Quasi “un film dell’orrore” commenta il Questore Schimera: “Io e i miei uomini – con lui il dirigente della Mobile, Pagano – siamo vicini alla vittima e ai familiari”.

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