Amianto in Ilva, Liberi e pensanti: “Fabbrica fuori legge: chiudere!”

Per i Liberi e pensanti l’Ilva va chiusa: non rispetta la legge anti amianto n. 257 del 1992. I lavoratori sono ancora a contatto della fibra killer che ha provocato, come riconosciuto con sentenza del tribunale di Taranto a maggio 2014, malattia e morte. Poco e’ stato fatto per il comitato di lavoratori anche sul Piano anti amianto del ministro Galletti. La soluzione è chiudere e impiegare gli operai nelle bonifiche.

“Il giudice – riepiloga il comitato – riconobbe il nesso di casualità tra il decesso per mesotelioma pleurico e l’esposizione al cancerogeno. Per quelle vittime sono stati condannati 27 ex dirigenti. A giugno dello stesso anno Ilva presentò il primo censimento di materiali contenenti amianto e gli impianti interessati, a cui seguì un secondo report nel 2015.

Il 19 maggio 2015 i tre commissari Ilva Gnudi, Carrubba e Laghi scrivono in una nota che non risulta agli atti della società un elenco di 1.300 siti con presenza di amianto, ma risulta un numero di impianti/reparti interessati pari a circa 40. Inoltre viene specificato che si starebbe provvedendo all’effettuazione degli interventi necessari. Il 17 febbraio scorso il ministro dell’Ambiente Galletti presenta il piano anti-amianto per la rimozione e la bonifica, che per l’Ilva di Taranto prevede 18 interventi prioritari con un costo di 36 milioni di euro. Come dimostrano invece le immagini di alcuni impianti dello stabilimento Ilva, poco o nulla è stato fatto e così gli operai continuano a inalare fibre di amianto che si abbattono anche sul quartiere Tamburi, in particolar modo nei giorni di “Wind-day”. L’Ilva è fuori legge perché l’amianto è ancora lì, a contatto con i lavoratori. Per questo la fabbrica andrebbe fermata immediatamente”.

Altra questione l’assegnazione all’Aci del Circolo dopo lavoro dei dipendenti Ilva Vaccarella: “Il Comitato Liberi e Pensanti già nel 2012 ha presentato diverse denunce sulla gestione economica di quella struttura. Esposti alla Procura di Taranto e alla Dia di Lecce di cui ancora non si sa nulla. A che punto sono le indagini? I Liberi e Pensanti chiedono al procuratore Capristo di fare luce sulle zone d’ombra di quella gestione e su eventuali torti a danno degli operai”.

“La cassa integrazione per 3.300 lavoratori è l’ennesimo schiaffo alla dignità. Solo con la chiusura di tutte le fonti inquinanti, la decontaminazione, la bonifica e la riconversione si può parlare di alternativa”.

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