Ilva, Camusso: “Temiamo ridimensionamento”. Emiliano: “Governo dice e non fa”

Una Susanna Camusso preoccupata per la vicenda Ilva di Taranto. Due i segnali, per la leader nazionale Cgil, della “evidente volontà di ridimensionare il polo industriale”: quasi 5mila lavoratori messi in cassa integrazione e il rilancio della cordata della Arcelor Mittal. Fa salire la produzione da sei a otto milioni di tonnellate, ma con i due milioni in più di bramme da laminare provenienti da altri siti.

“Non c’è nessuna ragione – per la Camusso – di una richiesta di cassa integrazione. Cosa che peraltro non è coerente con i contratti di solidarietà che erano in corso. Non sarà solo questo infatti il tema del confronto al Mise del 20 febbraio, ma vogliamo conoscere qual è il piano industriale”.

“Oggi, a Taranto – tuona, pur sforzandosi di contenere i toni, Michele Emiliano – ci troviamo a confermare, ancora una volta, che il Governo è riuscito a raccontare cose mai concretizzate. Compresa la storia del miliardo e tre dei Riva…In piena polemica referendaria, il presidente del consiglio dell’epoca affermo’ che lo sblocco di quei fondi per le bonifiche furono una azione del Governo…ma, come avevo detto, c’era un giudice di mezzo, il quale non ha ratificato patteggiamento…Oggi, pur con discrezione e senza polemica, non posso non tornarci”.

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