Riordino ospedali: a Bari tutti i sindaci pugliesi. Prevista chiusura per 9 ospedali

imageRiordino, e non tagli. Chiarisce subito, il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, che siamo di fronte ad una ottimizzazione e ridistribuzione delle risorse, per garantire una migliore copertura, e non per tagliere o togliere garanzie ai territori. Non sono d’accordo i sindaci delle sei province, in difesa ciascuno delle proprie strutture, sottoposte al decreto ministeriale 70/2015.

E’ l’assemblea di decine di primi cittadini, giunti al Policlinico di Bari, per capirci qualcosa. Taranto, in particolare, evidenzia l’innegabile emergenza sanitaria. “Non dimentichiamo che siamo di fronte a persone, a pazienti. Ma finora ho sentito parlare solo di numeri”, tuona nel suo intervento Roberto Massafra, sindaco di Manduria. Difende il San Marco, anche lui intervenuto al dibattito, il sindaco di Grottaglie Ciro Alabrese. Quello della cittadina delle ceramiche e’ il presidio più a rischio. Presenti pure i primi cittadini di Martina Franca (Franco Ancona), di Laterza (Gianfranco Lopane) e di Castellaneta (Giovanni Gugliotti).

Più in generale, vediamo quale sarà il risultato del Riordino. A Foggia ci sono 4 ospedali. Ne resteranno 3, tutti di base. La BAt ha 5 strutture e ne rimarranl 3: un ospedale di base e 2 di primo livello. Andiamo a Bari. Ci sono 9 strutture, saranno 7: 4 di base, 3 di primo livello. A Taranto attualmente sono 6, saranno 5: 3 di base, uno di base, uno di primo livello e uno di secondo livello. Così è scritto sulla relazione del Dipartimento regionale alla Salute. Ma, di fatto, sono 5 gli ospedali tarantini: “Ss. Annunziata e Moscati – spiega Alabrese – devono contarsi insieme”. Segue Brindisi: sono 6, ne resteranno 3 (uno di base, uno di primo livello, uno di secondo). Infine Lecce: sono 6 e tali rimarranno. 3 di base, 2 di primo livello, 1 di secondo. In totale, se queste prospettive si concretizzeranno, la Puglia avrà 9 strutture in meno.

La classificazione delle strutture ospedaliere, i bacini di utenza minimi e massimi per disciplina, i volumi e gli esiti di ricovero, gli standard di qualità, quelli organizzativi, tecnologici e strutturali e, ancora, le reti ospedaliere, la rete dell’emergenza urgenza e la continuità ospedale-territorio. Questi in sintesi i punti del decreto 70/2015.

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