Una nuova comunità verso il 2019. Ripensare al linguaggio

faloppaCi sono alcuni linguaggi da abbandonare, da mettere in discussione e da ricostruire. Sono quelli esasperati che affiorano sovente, dalle comunità, in concomitanza di eventi tragici come i recenti attentati di Parigi o quelli che rotolano da un passato neanche troppo lontano ricordato giorni fa dalla Giornata della memoria. Sono parole che quasi sempre feriscono e molto spesso dividono. Di questo e di altre tematiche a ciò collegate hanno parlato ieri, a Matera, presso la Sala Levi di Palazzo Lanfranchi, le associazioni Lunaria, Tolbà, Il sicomoro, Osservatorio Migranti Basilicata insieme a sodalizi che si occupano di letteratura come Energheia, Matera letteratura, la Federazione nazionale stampa Italiana, Libreria dell’Arco e alcuni giovani universitari. Lo hanno fatto in compagnia del linguista dell’Università di Reading in Gran Bretagna, Federico Faloppa, nella cui bibliografia, figura “Razzisti a Parole”, un libro edito per i tipi di Laterza. Titolo dell’incontro appunto “Parole che feriscono, parole che curano Linguaggi narrazioni comunità per costruire insieme un futuro. “Pensiamo a parole come “clandestino” – ha detto Faloppa – che ha sostituito, anche sulla stampa, termini come rifugiato, richiedente asilo; pensiamo alle parole che ci parlano dell’altro, dell’alterità, sostituite, spesso, da un linguaggio semplificato. Spesso è proprio il linguaggio semplificato che utilizziamo per raccontare realtà complesse come la visione dell’altro, con tutti i danni che questo può produrre”. Ad introdurre il tema i due docenti Unibas Emmanuele Curti e Silvana Kuhts, quest’ultima impegnata, tra l’altro, in alcuni reading di autori quali Davide Maria Turoldo, Danilo Dolci o dello stesso Faloppa. “Ci auguriamo – ha detto Curti – che questo percorso di ripensare e costruire le comunità attraverso le parole sia utile alla comunità di Matera 2019, alla Basilicata al sud e all’Europa. Altre laboratori in tal senso sono previsti nei prossimi mesi”.

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