Continua la cura stamina per il piccolo Daniele Tortorelli

daniele tortorelliMatera – Potrà continuare a curarsi con il metodo stamina del professor Vannoni» il piccolo materano Daniele Tortorelli, e questo grazie al giudice del lavoro di Matera, Antonio Marzario, che ha ordinato, esattamente Venerdì 27 Settembre, agli “Spedali civili” di Brescia di procedere al completamento del trattamento, confermando, di fatto, una sua stessa sentenza emessa a luglio. Proprio nei mesi scorsi il bambino era stato sottoposto al ciclo completo di cinque infusioni di staminali, traendone – secondo i famigliari – ”evidente giovamento”. Ricordiamo, la storia del piccolo Daniele parte esattamente nel 2008, quando, praticamente al momento della nascita, gli viene diagnosticato il morbo di Niemann-Pick: ossia una patologia del metabolismo causata da mutazioni genetiche che si manifesta con incapacità nell’apprendimento e impaccio nei movimento; nella fattispecie per Daniele, in quella circostanza si ipotizzarono, al massimo 2 anni di vita. Una previsione, oggi, ribaltata dall”utilizzo, proprio, delle cellule stamina. Daniele, infatti, ha sei anni. La battaglia della famiglia Tortorelli è sin da subito, oltre che contro la malattia del piccolo Daniele anche contro una burocrazia italiana che continua ad osteggiare tutt’oggi l’unica cura che abbia dato sino ad ora benefici al figlio; in pratica non essendo, questa, una terapia sperimentata, il Ministero della Salute italiano, non la ufficializza e non le dà il benestare. Il problema – dice il nonno Vito Tortorelli – è che in Italia per sperimentare una terapia vanno via dai due ai 10 anni e i bambini non hanno troppo tempo per aspettare la sperimentazione. Rischiano nel frattempo di morire. Moltissime, pertanto, sono le battaglie giudiziarie che ha portato avanti in questi anni, la famiglia; e pochi giorni fa questa ulteriore piccola battaglia vinta. La sopravvivenza del piccolo Daniele – ha dichiarato ancora il nonno Vito Tortorelli – non può e non deve dipendere da numeri sbagliati o giusti che siano. La mamma Anna, è già a Brescia per la donazione delle cellule.

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