Il punto sulla politica urbanistica materana e la voce dell’Ance Matera

ediliziaMatera – Gli obiettivi verso i quali tutti quanti dovrebbero convergere, quando si parla di edilizia, sopratutto in Basilicata, regione coinvolta, in maniera forte, dalla depressione economica, sono: da un parte la possibilità, che tutti quanti abbiano una casa ad un costo accessibile, quindi calmierare i prezzi; l’altro è che il comparto edilizio continui a lavorare. Come fare per contemperare queste esigenze? Al momento quello che è stato messo in campo, parliamo nella fattispecie della città di Matera, è il Piano casa 2; il 9 di Marzo, infatti, è stata approvata la delibera che rende operativa la legge regionale 106 del 2011. Che cosa succede con questa legge? “Il Comune di Matera – sosteneva giorni fa il Consigliere Comunale Enzo Acito nostro ospite su trm h 24 – individua con il documento delle aree all’interno del tessuto cittadino dove poter: ampliare delle cubature preesistenti oppure demolire e ricostruire”. Tutto ciò, specificava Acito, “subordinandolo alla precondizione di adeguare le strutture alla normativa antisismica e riducendo la co2 in atmosfera”. Terzo aspetto – diceva ancora Acito – “realizzando interventi di recupero senza toccare nuovo suolo”. Sostanzialmente quello che dice oggi tramite una nota stampa anche la Sezione Provinciale Costruttori Edili ANCE MATERA di Confindustria Basilicata ricordando che il quadro delle deroghe in cui ha operato il Piano Casa 2 è quello del “concetto di “migrazioni di volumetrie”, ovvero un concetto innovativo, a saldo zero, di spostamenti di volumetrie al verificarsi delle determinate condizioni di cui sopra. La città di Matera dicono ancora dall’Ance – ha l’obbligo innanzitutto morale di discutere le questioni urbanistiche con chiarezza, metodo e contenuti, evitando il costante alimentarsi di notizie lacunose, parziali e perciò stesso decisamente fuorvianti rispetto alla realtà dei fatti”. Il riferimento è sicuramente alle associazioni Città Plurale e Mutamenti e Mezzogiorno che nei giorni scorsi hanno aspramente criticato il Piano casa 2, proprio in merito alle deroghe che questo ha comportato sia al piano regolatore sia piano strategico della città; a noi risultano – già 153 nuovi permessi a costruire dicono – il che significa aggredire la città con nuovo cemento. Per città Plurale si dovrebbe, invece, ripartire con un censimento del patrimonio edilizio esistente e alla luce di questo magari puntare alla riqualificazione degli spazi degradati; alla ristrutturazione ed al restauro. Infine sempre da Città Plurale, lo sprono a puntare alle case popolari che dal Piano casa 2 sembrano proprio dimenticate.

 

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