Al sud redditi più bassi della Grecia

censisA leggere l’ultimo rapporto del Censis intitolato “La crisi sociale del Mezzogiorno” sembrerebbe che l’Unità d’Italia non sia mai avvenuta. C’è ancora, purtroppo, una Nazione che viaggia a due velocità così come testimonia il dato sul reddito pro capite meridionale: stabile al 57% di quello registrato al centro Nord. A decenni di politiche a sostegno dello sviluppo economico, pare, quindi, non siano seguite affatto le tanto auspicate maggiore occupazione, maggiore coesione sociale, modernizzazione dell’offerta dei servizi pubblici e nuova imprenditorialità. Tutt’altro, i ritardi sono rimasti tali, forse leggermente attenuati, ma ancora commisurabili in una forte forbice. E se il progetto di far diventare l’Italia una paese sia a trazione anteriore che posteriore continua a fare acqua, non va certo meglio quello ancora più ambizioso dell’Unione Europea. C’è sempre di più un’Europa del Sud ed un Europa del Nord, con la cosidetta Alt’a Italia che prende sempre più la strada della Germania e l’Italia del Mezzogiorno che continua ad assomigliare sempre più pericolosamente a Paesi in recessione come la Grecia. In termini di redditi pro capite, infatti il centro nord con 31 124 euro per abitante è vicino ai valori dei Paesi più ricchi come la Germania, mentre i redditi del Mezzogiorno sono addirittura inferiori a quelli della Grecia: 18,000 euro contro 18,500 euro per abitante. Tutto questo pare stia disincentivando i giovani anche alla formazione e alla scolarizzazione; la Basilicata per esempio con il suo 14,2 % in meno d’immatricolati rispetto al 2006-2007 si posiziona al quarto posto in Italia come voglia di rinunciare ad un percorso di laurea. Eppure la spesa pubblica per l’istruzione e la formazione nel Mezzogiorno è molto più alta di quella destinata al resto del paese: il 6,7% del pil contro il 3,1% del centro-nord. Davanti a questi dati allarmanti c’è un paese che ancora non ha trovato la quadra per governare dopo le ultime elezioni politiche, e che si spera, qualora la trovasse, vorrà riprendere le priorità di questa nazione, ossia uno sguardo più attento verso il Sud. Tutto ciò, non con il solito assistenzialismo senza controlli ma magari, per esempio, con opere infrastrutturali di qualità, zone franche urbane supportate dalle royalties petrolifere; interventi che, abbattendo il gap nei confronti del nord, potrebbero contribuire a rilanciare, in questa parte dl Paese, davvero sviluppo e occupazione.

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