Diga di Acerenza: l’ennesima incompiuta lucana

Acerenza – Qual è, secondo voi, ad oggi, l’incompiuta lucana che è costata di più? La stazione ferroviaria La Martella Matera? Ebbene no; a batterla è la diga di Acerenza! 350 miliardi di lire la prima; 500 la seconda. Il progetto dell’invaso acheruntino, datato anni ’60, operativamente parte nel 1976 e, nei piani degli illuminati ingegneri dell’epoca, avrebbe dovuto avere un preciso utilizzo: l’irrigazione dei terreni agricoli di Acerenza, Banzi, Genzano ed Oppido al fine di promuovere lo sviluppo di quei territori attraverso un’agricoltura innovativa. In termini numerici, si parlava della copertura irrigua di ben 30000 ettari di terreno ma, a 36 anni di distanza, non essendoci mai stato un collaudo ed essendo le condotte, ad oggi, diventate fatiscenti i buoni propositi di un’agricoltura di qualità sono pian piano andati in fumo trasformandosi in miraggi e desideri irrealizzabili. Le notizie più recenti, in merito, risalenti al 2008, parlano, è vero, di un nuovo finanziamento di 100 milioni di euro derivante dal CIPE ma, è utile, purtroppo, a portare l’acqua delle dighe lucane alla vicina Puglia. Come sempre, per la terra di Basilicata le speranze hanno, sovente, il carattere dell’evanescenza e si trasformano, ancor più facilmente, in amare beffe. Lungo il percorso delle condotte, che dall’invaso di Acerenza avrebbe dovuto servire una vasta area agricola a valle, in pratica, non è mai transitata una sola goccia d’acqua. A oggi, l’unica coltura possibile resta quella cerelicola; i giovani continuano ad emigrare e l’agricoltura rimane ancorata a modelli produttivi superati ed antieconomici. Lì dove poteva insediarsi il verde delle colture in serra o in campo aperto continua a predominare il giallo del grano. Colline bruciate dal sole come le generazioni di giovani che da trentasei anni continuano ad andare via impoverendo, non solo anagraficamente, l’intera regione.

 

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