Matera piange Franco Mancini

Matera. Da ragazzo si divideva tra il campetto di calcio del rione Spine Bianche dove abitava con la sua famiglia e il forno in cui faceva il garzone. Franco Mancini fino a 17 anni ha vissuto così: di giorno la passione per il calcio, di notte ad impastare acqua, farina, sale e lievito. La concretezza che gli derivava dalla solida educazione ricevuta dai genitori: prepararsi alla vita senza tuttavia perdere di vista un progetto sportivo fatto di duri allenamenti, di rinunce, di sacrifici. In ogni caso sudore, sia che si aggirasse davanti alla bocca del forno sia che si muovesse in campo. Ma anche quando con la sua batteria si lanciava alla scoperta delle musiche di Bob Marley. La sua costanza doveva dargli un risultato che puntuale arrivò con il debutto in serie C. Lui, il più giovane della pattuglia, a far da guardiano alla porta materana, l’ultimo ostacolo per l’avversario. Andò bene, l’agroalimentare perse una pedina, il calciò si accaparrò un giovane di belle speranze, tutte trasformate negli anni. Una carriera ricca di soddisfazioni, anche l’approdo in serie A con Foggia, Lazio, Bari e Napoli. Da un club all’altro, ma con nel cuore sempre l’uomo della sua vita quel Zeman che in lui aveva visto la persona giusta cui affidare il delicato compito di preparatore dei portieri. Un lavoro che Franco Mancini ha svolto con passione, totale la sua dedizione: il primo a lasciare per il campo lo spogliatoio, l’ultimo a farvi rientro. Una vita tra i pali di una porta di calcio, campi calcati in mezza Italia, il pallone tra le mani e nel cuore, innamorato di uno sport che gli ha dato la vita, forse ghermendogliela troppo presto ad appena 43 anni.

 

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