Comandante Papaleo, c’è posta per lei

Matera – Mettere a Sanremo sul banco degli accusati, nella serata conclusiva della sessantaduesima edizione della manifestazione canora più nazional popolare del Paese; mettere sul banco degli accusati, l’Eni, la società petrolifera, made in Italy, che da mezzo secolo, più nel male che nel bene, è legata a filo doppio alla Basilicata. Da Enrico Mattei a Paolo Scaroni, attraverso una bel numero di supermanager che hanno guidato la holding del cane a sei zampe. Dai primi impianti produttivi in Valbasento, nel comparto della chimica, agli ultimi in Valdagri per le estrazioni petrolifere. E sempre con pesanti ripercussioni sulla qualità ambientale della Basilicata. La proposta, forte, dirompente, per nulla attesa è dell’abruzzese Maria Rita D’Orsogna, ambientalista, Ambasciatrice italiana della natura, autrice di una lettera-raccomandazione a Rocco Papaleo che in buona sostanza suggerisce allo showman lucano di abbozzare un minimo di reazione nei confronti dell’Eni per quel che nei decenni scorsi la società petrolifera ha distrutto in Basilicata. La lista degli scandali Eni – dice D’orsogna nella lettera a Papaleo – è troppo lunga per raccontarla in breve, ma c’è di tutto: corruzione, bugie, inquinamento, propaganda, soldi e lei da lucano dovrebbe ben saperlo. Per questo suggerisce alla spalla artistica di Gianni Morandi di utilizzare il palco sanremese per sottolineare qualche scomoda verità, ad esempio il raddoppio che l’Eni si appresta a fare nelle perforazioni petrolifere, ma anche i luoghi inquinati, i pozzi dietro gli ospedali, le dighe con idrocarburi e pesci morti, la puzza di idrogeno solforato. Signor Papaleo – suggerisce Maria Rita D’orsogna – perchè non dice al governatore lucano De Filippo e al numero uno dell’Eni Scaroni che la Basilicata il suo altissimo contributo lo ha già dato? Purtroppo è un invito che, difficilmente, il lucano più celebre del momento potrà accettare perché l’Eni è lo sponsor principale del festival sanremese. Torna così la questione dei soldi, ma l’autrice della lettera insiste e parlando di dovere e responsabilità suggerisce a Papaleo di usare potere e fama per fare del bene, qualcosa di giusto anche se difficile. Lo scrive in maniera pacata, ma si capisce lontano un miglio che D’orsogna avrebbe voluto dire al bravo Papaleo: comandante, salga sulla nave sanremese e parli veramente da lucano in difesa della sua terra d’origine.

 

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