Venezia, De Filippo e il Re Sole della Basilicata

Il consigliere Venezia

La montagna che partorisce il topolino. Usa le metafore proverbiali il consigliere regionale lucano del Pdl, Mario Venezia, per definire la relazione del presidente della Giunta, Vito De Filippo, relativa all’insediamento del nuovo esecutivo, fatta nella massima assise territoriale martedì scorso. “Mesi di crisi nella maggioranza, di paralisi politica, dibattiti, discussioni, fiumi di parole – spiega Venezia – per poi sentir dire dal Presidente che in Basilicata tutto va bene e che bisogna continuare a percorrere il cammino già intrapreso, senza alcuna spiegazione del fallimento politico del governo regionale e nessun riferimento diretto alla defenestrazione della Gentile e alla decapitazione di Restaino”. Poi Venezia parte col paragone, reso anche in un fotomontaggio che ha allegato alla nota in questione: “siamo al cospetto di un novello Luigi XIV che, adulato dalla sua corte, ritiene di essere il Re Sole della Basilicata e, di conseguenza, l’astro privato che illumina, con la sua saggezza, la sua generosità e la sua lungimiranza l’intera regione. Ma la Basilicata – aggiunge il consigliere – non è illuminata, annaspa, è da tempo in recessione economica, ha il più alto numero di famiglie povere, di disoccupati, di emigrati, di emarginati, come risulta da dati stastico-economici oggettivi”. Sono mali che Venezia attribuisce a un problema fondamentale: la mancanza di progettualità della sinistra lucana, ormai fortemente legata a visioni superate della politica. Occorre, insomma, un cambio di rotta, un nuovo modello di sviluppo che, partendo dalle enormi potenzialità della regione e percorrendo una seria razionalizzazione della spesa pubblica, arrivi a sostenere seriamente il mondo della produzione, partendo dall’agricoltura e col contributo di tutti i partiti anche se, conclude Venezia, “tante volte col Pdl abbiamo cercato di dare contributi di idee per il bene della Basilicata, ma il Sole autoalimenta se stesso e la sua corte dimenticandosi del popolo affamato che, se non ci saranno cambiamenti profondi, rischia di provocare una vera e propria rivoluzione sociale”.

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