Ricordando il poeta Sinisgalli a trent’anni dalla sua scomparsa

Leonardo Sinisgalli

MATERA – Trentanni fa, esattamente il 31 Gennaio del 1981, si spegneva, all’età di 73 anni, il poeta Leonardo Sinisgalli,, espressione massima, insieme a Rocco Scotellaro, del Novecento Lucano. Un uomo, la cui incubazione artistica, sfociata dalla prima giovinezza, nelle vivide visioni nostalgiche della sua Lucania, è da ricercare proprio nell’abbandono, obbligato, sin dall’età di nove anni, del suo paese natale: Montemurro in provincia di Potenza. Una vita in giro per l’Italia, per motivi di studio prima e di lavoro dopo; precisamente, una brillante laurea in matematica, conseguita a Roma ed impieghi tra la capitale e Milano, indispensabili al sostentamento. Su quanto abbia influito, lo strappo dalle radici, sulla poetica di Sinisgalli, lo cantano chiaramente i versi delle sue liriche: fotografie scattate a distanza, per niente sfocate, che solo raffinata intelligenza unita a desideri rievocativi di familiarità, comunità e sensi perduti, potevano produrre. Una vita, la sua, che ha saputo conciliare, come, poche, riescono a fare, spiccate attitudini scientifiche, (Enrico Fermi, infatti, l’avrebbe voluto nella sua equipe), con quelle poetiche; ritorna spessissimo, infatti, nei suoi scritti, in quanto simbolo del raccordo tra cultura umanistica e scientifica: la figura di Leonardo Da Vinci. Fu apprezzato e non poco negli ambienti letterari italiani dell’epoca, qui lo vediamo mentre intervista, Giuseppe Ungaretti in una trasmissione della Rai. E’ stato consacrato da molti autorevoli critici letterari, come Carlo Bo, Gianfranco Contini, Emilio Cecchi, esponente della stessa corrente ermetica degli esimi Giuseppe Ungaretti, Eugenio Montale e Salvatore Quasimodo. E’ stato anche fervido pubblicitario e attento giornalista; tra le sue opere maggiori ricordiamo “I nuovi campi Elisi”, “Vidi le muse”, “Belliboschi”, “Fiori pari e fiori dispari” e un “Un disegno di Scipione e altri racconti”.

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