Contributi alle strutture per anziani in Basilicata, Cgil contro la proposta di Cifarelli

Martedì pomeriggio (12 novembre) torna a riunirsi il Consiglio regionale lucano, che prevede tra gli argomenti all’ordine del giorno la proposta di legge di Roberto Cifarelli, capogruppo del PD, che intende meglio disciplinare le modalità di erogazione dei contributi previsti alle strutture residenziali sull’assistenza alle persone anziane.

Angelo Summa – segretario Cgil Basilicata

Sul tema è intervenuta la Cgil regionale con il segretario generale Angelo Summa e quello di categoria dei pensionati (Spi Cgil) Nicola Allegretti che si dicono contrari a qualsiasi intervento senza un “preventivo censimento delle strutture e una programmazione degli interventi”.

“Lo abbiamo ribadito al precedente governo regionale e lo ribadiamo anche a quello attuale” dicono i due sindacalisti “nessun intervento potrà mai essere adeguato se non accompagnato dal rilancio della programmazione della spesa sanitaria e assistenziale in Basilicata”.

Diverse le richieste la Cgil Basilicata ha avanzato da tempo si al precedente che all’attuale governo regionale che sono al centro della discussione degli incontri svolti negli ultimi mesi con l’assessore alla Salute Rocco Leone.

Summa ed Allegretti bocciano senza appello la proposta di legge Cifarelli (recentemente approvata in quarta commissione) ritenuta “assolutamente insufficiente in quanto interviene in modo semplicistico sul mero ristoro economico alle strutture residenziali tralasciando quel confronto aperto e continuo che la complessità della materia del socio assistenziale residenziale richiederebbe”.

Roberto Cifarelli – consigliere regionale PD Basilicata

Più pragmatico invece l’approccio alla questione del consigliere del PD il quale replica che molto più banalmente la sua pdl “ha la sola ambizione di risolvere un nodo di carattere burocratico-amministrativo diventato un problema per le famiglie che avevano visto aumentate le rette a proprio carico”.

In Basilicata – sottolinea Cifarelli – le residenze sanitarie per anziani non autosufficienti “è notorio che siano insufficienti e che le case di riposo abbiano di fatto sopperito a tale lacuna: necessitano dunque ulteriori risorse pubbliche, imprenditori illuminati e aziende sanitarie all’altezza del compito”, ma nel frattempo, conclude “ho solo provato ad evitare aumenti delle rette, aggravio di costi per le famiglie, chiusure di case di riposo, perdita di posti di lavoro”.

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