Regionali lucane. Il Partito democratico guarda a Roma

Al punto in cui sono le cose nel Partito Democratico lucano, dopo gli incontri della maggioranza di centrosinistra che ha deciso di andare alle primarie per scegliere il candidato di coalizione per le prossime regionali, decisione che sta lacerando i dem, con le posizioni contrarie dei Margiotta, Lacorazza, Valluzzi, Spada e Santarsiero per citarne alcuni, i dem guardano a Roma.

Il partito nazionale in più occasioni ha tracciato il solco lungo il quale orientare le scelte locali in vista dell’appuntamento con le urne. In quell’occasione il Nazareno assicurò “l’opportuna collaborazione, nel rispetto delle reciproche prerogative, affinché le forze al tavolo non abbiano veti e pregiudizi né soluzioni preconfezionate”.

Ancora non si conosce la data delle elezioni, che dovrà essere nuovamente stabilita da Flavia Franconi dopo il “pasticciaccio brutto” (per dirla alla Margiotta) della data indetta al 26 maggio bocciata dal TAR che ha accolto il ricorso dei 5Stelle.

Questa prima vittoria dei pentastellati ha messo in allarme, se non proprio scombussolato, buona parte dei dem, già provati duramente da una gestione difficile della vicenda giudiziaria che ha travolto il presidente Pittella.

A Roma ci sarà pure Marcello, oltre a Gianni e agli altri due parlamentari del PD lucano, Margiotta e De Filippo.

Al momento non si conoscono i nomi degli interlocutori romani che saranno seduti di fronte ai dem lucani. All’incontro precedente erano presenti Gianni Dal Moro, responsabile organizzazione del Pd nazionale, insieme al presidente Matteo Orfini.

Il segretario Mario Polese dovrà convincere i vertici del partito che le primarie non sono – come i più maligni pensano – la foglia di fico dietro cui si nasconde la ricandidatura del presidente uscente. Non sarà facile, anche alla luce della necessità di essere aperti ed inclusivi verso la sinistra e gli ex dem, in particolare Mdp-Articolo Uno che senza un forte segnale di “discontinuità” non sono disponibili ad entrare in coalizione.

C’è da dire però che Marcello in tutti questi mesi non è certo stato con le mani in mano, avrebbe infatti lavorato pazientemente a riempire diverse liste – qualcuno addirittura parla di una decina – a supporto della sua candidatura.

Al netto dei retroscena però l’incontro romano dovrà mettere – visti anche i tempi stretti – la parola definitiva sui metodi, sui nomi e di conseguenza sul perimetro delle alleanze.

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