Trivelle. I 5Stelle chiedono una presa di posizione ai leghisti di Basilicata

Il Carroccio frena sullo stop dei cinquestelle alle trivelle, per questo Mirella Liuzzi chiede al senatore Pasquale Pepe (e anche agli altri dirigenti leghisti lucani e pugliesi) una forte presa di posizione: “l’emendamento presentato al dl semplificazioni deve essere votato per il bene dei nostri territori”

“Le posizioni di Salvini e di alcuni esponenti della Lega sull’emendamento M5S che blocca i 36 permessi di ricerca sono alquanto spiazzanti. E’ incomprensibile come si possa essere contro le ricerche petrolifere solo quando queste sono vicine alla costa: non si può essere contro le estrazioni a miglia alterne”, così in una nota congiunta i parlamentari M5S Mirella Liuzzi e Luciano Cillis in merito alla questione trivellazioni offshore.

“Inoltre il petrolio, contrariamente a quanto sostenuto, non viene utilizzato per il fabbisogno nazionale. I combustibili una volta estratti, infatti, diventano di proprietà delle compagnie petrolifere che rivendono i barili alla borsa internazionale” continuano i deputati lucani.

“Ci chiediamo come possano restare in silenzio i vari dirigenti lucani leghisti di fronte a queste dichiarazioni dei loro vertici. Non possiamo permettere che si faccia la stessa politica del PD in campo energetico, per questo ci piacerebbe leggere una forte presa di posizione da parte del senatore leghista lucano Pasquale Pepe, ma anche di tutti i dirigenti leghisti lucani e pugliesi: l’emendamento presentato al dl semplificazioni deve essere votato per il bene dei nostri territori”, concludono.

Sulla vicenda interviene anche il consigliere regionale Piero Lacorazza che si dice “poco convinto” dell’attacco dei parlamentari M5S al senatore della Lega, in particolare su due punti, il primo dei quali riguarda il riferimento ai 36 permessi di ricerca/coltivazione di idrocarburi su mare e terra ferma. Parliamo di procedimenti in corso, proroghe o di titoli già rilasciati?” chiede Lacorazza che spiega “Poiché, per esempio, il rischio risiede nel fatto che le norme interverrebbero dopo il rilascio dei tre permessi di ricerca nel Mar Ionio. Per questo sarà necessario approfondire ed evitare che il ritardo o l’errore esponga le norme a contenziosi”.

Il secondo punto è invece relativo alla dichiarazione del ministro Salvini, ovvero “l’ok a trivelle in mezzo al mare”.

“Non si comprende bene cosa significhi la frase ‘ok a trivelle in mezzo al mare'” sottolinea Lacorazza “se si pensa all’Adriatico, al Tirreno o allo Ionio, ‘mari chiusi’, in un Mediterraneo non oceanico”.

“Ricordiamo il disastro nel Golfo del Messico nel 2010” prosegue “quale sarebbe l’impatto diretto ed indiretto di una eventuale perdita di petrolio sulla nostra economia del mare, ad esempio su quei balneari a cui è stata concessa qualche settimana fa una proroga per 15 anni per la gestione dei lidi?”.

“Non torno sul Piano delle Aree o sulle questioni già segnalate e approfondite nel corso di questi anni” ricorda il consigliere lucano “grazie all’iniziativa referendaria promossa da dieci Regioni guidate dalla Basilicata”.

“Non vorrei” conclude Lacorazza “che tra M5S e Lega ci sia in atto un gioco delle parti per individuare una mediazione che escluda, per esempio, il quesito su cui i lucani in maggioranza hanno votato il 17 aprile 2016: quello sulla vita utile del giacimento e sulle concessioni senza limiti di tempo che sottraggono al pagamento del tasse ed allo smontaggio delle piattaforme in mare i petrolieri. Vedremo”.

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