“Masseria la Rocca”. Il CdM in giudizio per conflitto di attribuzione contro ricorso Basilicata

 

“Ricordate l’annuncio dello scorso 12 dicembre con il quale Luigi Di Maio comunicava agli italiani la bocciatura da parte del Governo del progetto petrolifero ‘Masseria la Rocca’? Ebbene, lo scorso 21 dicembre, e cioè appena 9 giorni dopo quell’annuncio, il Consiglio dei ministri ha deciso di andare a costituirsi davanti alla Corte costituzionale nel ricorso (per conflitto di attribuzione tra Stato e Regione) che la Regione Basilicata ha promosso proprio contro quel progetto. Ringraziate il Governo del Popolo per la politica dei due forni”.

A scriverlo è Enzo Di Salvatore, professore costituzionalista, ed estensore dei quesiti referendari “anti trivelle” dell’aprile 2016 promosso da dieci consigli regionali (Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Veneto, Basilicata) con quello lucano che dell’iniziativa fu capofila sotto la presidenza di Piero Lacorazza che proprio in merito alle domande del professor Di Salvatore ha rilanciato chiamando in causa i lucani del Movimento 5 Stelle: “La notizia non è banale. Attendo qualche spiegazione tecnica. Se questa scelta l’avesse fatta un altro governo il M5S lucano avrebbe fatto fuoco e fiamme”.

Con una nota stampa anche i deputati di LeU Roberto Speranza e Rossella Muroni hanno evidenziato che “il Consiglio dei Ministri successivo, quello del 21 dicembre dedicato principalmente alla legge di Bilancio, decide infatti di costituirsi in giudizio davanti alla Corte Costituzionale nel ricorso per conflitto di attribuzione tra Stato e Regione che la Basilicata ha sollevato proprio contro quel progetto di ricerca di idrocarburi. Una decisione con cui il CdM difende in sostanza le ragioni della compagnia petrolifera e del Consiglio di Stato, anziché quelle della Basilicata. Un bell’esempio di coerenza del cosiddetto governo del cambiamento. Che cambia idea in nove giorni e che cambia idea anche rispetto alle promesse fatte in campagna elettorale.”Il procedimento di cui parliamo – hanno continuato Speranza e Muroni – iniziato nel 2016, quando la Rockhopper si vede negare dalla Regione Basilicata l’intesa per il permesso alla ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi in un’area di 13,5 chilometri quadrati a Masseria La Rocca, vicino Potenza. La compagnia petrolifera ricorre al Tar e si passa poi al Consiglio di Stato, entrambi i pronunciamenti sono a favore della Rockhopper. Poiché la Regione non ha dato via libera all’intesa gli atti devono passare alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, competente ad esercitare il potere sostitutivo e a superare lo stallo. Ma la Regione, come anticipato, ricorre alla Consulta per conflitto di attribuzione. Il 12 dicembre il Consiglio dei Ministri conferma in sostanza il no della Regione all’intesa, anche se la legge gli attribuisce solo il potere di superare lo stallo e non quello di bloccare il procedimento. Poi, con l’attenzione dei media concentrata sulla manovra, il Consiglio dei Ministri del 21/12 decide la costituzione in giudizio nel ricorso promosso dalla Basilicata, sostenendo – hanno concluso – quindi le ragioni della compagnia petrolifera e del Consiglio di Stato”.

 

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