Pittella in Cassazione. Decisione sul ricorso in serata

Il presidente Pittella ha partecipato in mattinata all’udienza presso la quinta sezione della suprema Corte di Cassazione insieme ai legali del suo collegio difensivo, gli avvocati Coppi e Cimadomo

L’incontro nelle aule del Tribunale romano è cominciato dopo le 10.00. L’esito delle decisioni in serata.

Le tappe della vicenda giudiziaria

Il 6 Luglio 2018 Marcello Pittella viene posto ai domiciliari nell’ambito di una inchiesta della Procura della Repubblica di Matera. Il Gip nell’ordinanza d’arresto definisce il presidente della Regione Basilicata come il “deus ex machina” della “distorsione istituzionale” che si è verificata nella sanità lucana che “non si limita ad espletare la funzione istituzionale formulando gli atti di indirizzo politico per il miglioramento e l’efficienza” della sanità regionale, “ma influenza anche le scelte gestionali” delle Asl “interfacciandosi direttamente con i loro direttori generali” tutti da lui nominati. Da quel momento i poteri di presidente della Giunta regionale passano alla vice del Governatore, Flavia Franconi.

Il 12 luglio, il presidente si reca a Matera per l’interrogatorio di garanzia, nel corso del quale “esclude ogni sua responsabilità”, da quel momento tra mille polemiche inizia un calvario che non è solo umano ma anche istituzionale e politico.

Il 17 luglio infatti il gip di Matera, Angela Rosa Nettis mentre dispone un’attenuazione delle misure cautelari per due dei principali indagati nell’ambito dell’inchiesta (Pietro Quinto ex commissario e Maria Benedetto ex direttrice amministrativa dell’ASM che passano dal carcere ai domiciliari), conferma i domiciliari per Pittella. I legali dell’indagato chiedono pertanto al Tribunale del Riesame l’annullamento della misura.

Il 18 luglio le opposizioni in Regione, con in testa il Movimento 5 Stelle, presidiano via Verrastro mentre il Consiglio regionale vota (respingendo) una mozione di sfiducia delle opposizioni che chiedono le dimissioni dalla carica di presidente (siglata da Nicola Benedetto, Paolo Castelluccio e Michele Napoli (FI), Gianni Rosa (FDI) e i due pentastellati Gianni Leggieri e Gianni Perrino). Mozione respinta con 12 voti contrari (Miranda Castelgrande, Cifarelli, Giuzio, Lacorazza, Polese, Robortella, Santarsiero e Spada del Pd, Bochicchio del Psi,, Galante di Ri, Pace del Gm e Soranno di Pp) e 6 favorevoli (di Perrino e Leggieri del M5s, Rosa di Lb-Fdi, Romaniello del Gm, Napoli e Benedetto).

Intanto il Tribunale del Riesame conferma i domiciliari e parla di un “quadro sociale degradante e dove la prassi della raccomandazione sembrava aver assunto il crisma della legalità”. Il collegio difensivo di Pittella – che si arricchisce della professionalità del noto avvocato cassazionista Franco Coppi -ricorre alla suprema Corte.

Nel frattempo, arrivati al 24 settembre, il gip di Matera rivede la misura dei domiciliari disponendo il divieto di dimora a Potenza. Nel mese di ottobre (il 9) il presidente scrive una lettera ai lucani – interpretata da alcuni come un passo indietro, da altri come un passo di lato – e al suo partito e al centrosinistra manda un messaggio “il Pd e il centrosinistra ricerchino le soluzioni che ritengono più utili”.

Nel frattempo il Partito Democratico avvia il dibattito interno con la convocazione di una assemblea regionale per il 16 di novembre, destinata poi a saltare per “impegni nazionali di diversi esponenti locali” e la presidente facente funzioni, Flavia Franconi – tra mille polemiche – sigla il decreto di indizione delle prossime consultazioni elettorali lucane in coincidenza con le elezioni europee del 26 maggio 2019.

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