Petrolio. Si infiamma il dibattito sulle Royalties lucane tra PD e M5S. Interviene Confindustria Basilicata

Dopo le dichiarazioni del ministro Di Maio di domenica a Potenza (“Le trivellazioni hanno inquinato e impoverito economicamente il territorio con le risorse andate fuori”) che ha ribadito il suo impegno a “non firmare nessuna autorizzazione finché non ci sia un cambio di marcia e ci sarà diritto alla salute dei cittadini” gli esponenti del PD con in testa il segretario lucano del partito Mario Polese e dell’assemblea regionale Vito Santarsiero hanno ricordato che “più volte” il Consiglio regionale lucano si è espresso “ponendo un limite alle estrazioni e ai pozzi rispetto a quanto già autorizzato”.

Così come ha fatto lo stesso Parlamento che “si è dichiarato su tali limiti con un ordine del giorno approvato dalla Camera” e “uguali norme e prese di posizioni rigorosissime vi sono state a favore della tutela della salute e del rigoroso rispetto delle norme ambientali”.

Norme – secondo Santarsiero – attivate in silenzio, nel rispetto dei cittadini e ben prima dello sbandierato reddito di cittadinanza “di cui ancora oggi non si conoscono tempistica e modalità”.

Polese ha rincarato dicendo che “Di Maio ha come al solito smentito se stesso e le battaglie no-triv del Movimento 5 Stelle, asserendo che: ‘non verranno più concessi permessi alle compagnie petrolifere fin quando i soldi non siano tutti dei lucani”.

In due distinti comunicati – il primo del candidato alle prossime regionali Antonio Mattia e il secondo dei consiglieri regionali Perrino e Leggieri – gli esponenti lucani del Movimento sottolineano che Di Maio ha dichiarato “che nessun nuovo permesso di estrazione avrà l’avallo del Governo nazionale e che gli interessi dei lucani saranno messi in primo piano rispetto a quelli delle multinazionali del petrolio” mentre invece per quelli che i due consiglieri regionali 5Stelle definiscono “mistificatori queste dichiarazioni si traducono così: ‘Il M5S è favorevole alle trivellazioni’.

Antonio Mattia aggiunge che si tratta di “falsità della vecchia politica” e dei partiti di centrosinistra e centrodestra “che per oltre 20 anni hanno consentito e sono stati complici delle devastazioni fatte in Basilicata dalle multinazionali del petrolio”.

Per il candidato governatore Mattia il M5S opererà per garantire “due primi grandi risultati: blocco di nuove autorizzazioni e, fino a quando la Basilicata sarà costretta a sopportare le trivellazioni, che i proventi del petrolio vengano utilizzati per la tutela dell’ambiente e della salute, per le bonifiche e per la riconversione produttiva dei territori lucani, e non per finire nelle tasche degli affaristi”.

Sulla vicenda si registra anche la voce degli industriali lucani. Pasquale Lorusso al vertice di Confindustria Basilicata si dice perplesso e preoccupato dalle parole del ministro Di Maio: “Se da una parte siamo stati lieti di ascoltare l’impegno del Vicepremier assicurato al sostegno delle imprese che egli stesso definisce strumento principale per creare lavoro, disarma l’approccio liquidatorio riservato alla questione petrolio”.

“Non può non preoccupare” aggiunge Lorusso “la fuorviante riduzione dell’industria estrattiva a mera fonte di morte, malattie e avvelenamento del territorio. Questo implica una sottovalutazione di quello che essa ha rappresentato e continua a rappresentare per la Basilicata”.

Infine Confindustria di Basilicata resta stupita dall’affermazione “che la gran parte dei proventi del petrolio venga portato fuori della Basilicata, ignorando il reale gettito di royalties su cui i Comuni e Regione hanno potuto contare in questi anni”.

Spiazza, dunque – conclude Lorusso – “che questo proclama alla cultura antindustriale arrivi proprio da chi, invece, dovrebbe essere il maggior paladino delle attività produttive e del lavoro” e auspica che in una prossima visita il ministro incontri “tutte le espressioni del tessuto produttivo da cui trarre informazioni maggiormente aderenti al contesto regionale”.

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