Pittella ai domiciliari. Il sindaco di Melfi: incomprensibili i presupposti, chiarissime le conseguenze

Il sindaco di Melfi e segretario regionale del Partito Socialista, Livio Valvano è intervenuto con una lunga nota sulla vicenda giudiziaria di attualità in questi giorni in regione Basilicata

“Incredibile e impensabile sono le prime riflessioni alla notizia gravissima di queste ore. Impensabile perché ho visto in questi anni il Presidente Pittella e la sua Giunta spendersi sul serio e con competenza su problemi difficili e storici di una Regione del Sud che vuole crescere con le proprie energie” scrive in una nota che pubblichiamo integralmente di seguito.

“Considerazioni che in queste ore suoneranno come una sterile difesa d’ufficio dei socialisti che difendono il governo, o comunque superate dalla pruriginosa valanga dei commenti apparsi sulla stampa che mi motivano a fare alcune considerazioni. É Incredibile quello che si legge, deve per forza esserci stato un errore, non può essere che ci sia un collegamento tra l’ipotesi della ricandidatura del Presidente e la motivazione all’arresto.

Se non è un errore si tratta del tentativo cinico di un giornalista che vuole sottoporci tutti a un esperimento, per vedere se c’è qualcuno che reagisce a una ipotesi così estrema.

Ebbene sì uno lo ha trovato: se fosse vero il collegamento tra l’intenzione di ricandidarsi e il provvedimento di arresto sarebbe un abominio non meno grave, sul piano morale prima che giuridico, dei reati contestati.

Per adesso mi limito a credere che si tratti di una fake news e però voglio cogliere l’occasione per esprimere il più profondo dissenso al rito della conferenza stampa che a mio avviso viola i diritti costituzionali dell’indagato, considerazione che certamente non assolve l’indagato stesso dalle sue responsabilità ne dimentica chi ha subito un’ingiustizia per la sua condotta.

È un atto immotivato e disumano che colpisce ingiustamente e anticipatamente tutti gli indagati, con la stessa forza di una sentenza definitiva dimenticando che la Costituzione, invece, li considera innocenti fino alla fine dell’ultimo grado di giudizio.

Ragionamento che vale per tutti, per qualunque cittadino, non solo per l’indagato Pittella che, fra l’altro, sembrerebbe avere responsabilità basate su conversazioni di altre persone e che sono stati esclusi fenomeni corruttivi e scambi di denaro che non sono stati nemmeno contestati.

Sono importanti le indagini per contrastare l’illegalità.
I reati contestati sono certamente odiosi e vanno perseguiti, ma la verità la conosceremo solamente alla fine dei processi, bisogna ricordarselo per uscire una volta per tutte da questo meccanismo perverso.
La grave misura dell’arresto per indizi sui reati di abuso di ufficio e falso sembra davvero assai sproporzionata. Non si comprendono i presupposti mentre sono chiarissime le conseguenze.

Tra poche settimane ci troveremo a discutere di una situazione fortemente influenzata dal provvedimento cautelare che verosimilmente sarà venuto meno e certamente per l’opinione pubblica non sarà la stessa cosa sapere della conclusione delle indagini e dall’accusa sui reati di abuso di ufficio senza l’arresto. Ci saremmo trovati in uno scenario molto differente per la dinamica politica ma verosimilmente irrilevante per la vicenda giudiziaria.

La privazione della libertà è un atto estremo, soprattutto quando la si applica prima dell’inizio di un processo.
Nei prossimi giorni avremo modo di valutare l’esistenza dei presupposti che hanno richiesto di ricorrere a questo provvedimento ma spero sin d’ora di non trovarmi di fronte davvero alla volontà di ricandidarsi come presupposto dell’arresto, sarebbe un caso unico che certamente aprirebbe ulteriori e più gravi interrogativi sulla tempistica dei provvedimenti di questa inchiesta che per il momento avrà come unica conseguenza quella di influenzare il processo democratico in Basilicata.

La macchina della giustizia è una importante istituzione per l’esistenza dello Stato ed è fondamentale che tutti ne abbiano cura per mantenere alto il suo livello di affidabilità e di neutralità, circostanze che non bisogna dare per scontate come la bufera Tangentopoli ci ha insegnato anche attraverso le confessioni postume del protagonista Di Pietro.

Concludo dicendo che certamente ho fiducia che l’articolazione procedurale della giustizia consentirà di appurare fatti e responsabilità nell’interesse della collettività, a tutela del primario bene dell’affermazione della legalità.
Nel frattempo invito tutti a non avere ansia di emettere sentenze anticipate o di utilizzare il caso come avvoltoi, nella speranza di conquistare consenso.

Verrebbe fuori l’anima giustizialista e la debolezza di chi in questi ultimi decenni non è stato mai capace di essere alternativa credibile per il governo della nostra bellissima Regione.

La storia dimostra che non è mai conveniente”.

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