Inchiesta sanità lucana commenti e reazioni del mondo politico e istituzionale

La bufera relativa all’inchiesta sul sistema sanitario in Basilicata su vari reati contestati a 30 indagati per falso e abuso d’ufficio contro la Pubblica Amministrazione culminata con la misura dei domiciliari a carico del governatore Pittella ha scatenato una sequenza di inevitabili reazioni nel mondo politico e istituzionale.

Il primo a dirsi perplesso in casa PD riguardo le motivazioni dell’arresto è Gennaro Migliore che “dalla lettura delle motivazioni per spiegare l’arresto” ha ricavato “un senso di stupore e forte perplessità”.

Il capogruppo del PD in commissione Affari costituzionali alla Camera e già sottosegretario alla Giustizia trova “sinceramente singolare che la principale, se non unica, motivazione per l’arresto sia che un cittadino, che oggi è presidente in carica della Basilicata, manifesti la sua volontà di ricandidarsi”.

“Si inverte qui un tema” commenta Migliore “da me sempre fortemente contestato quando ne facevano riferimento altri esponenti politici, la sensazione cioè che le scelte giudiziarie possano essere condizionate e a sua volta condizionare, comunque intrecciarsi con le vicende di carattere elettorale. Trovo che il richiamo all’appuntamento elettorale sia stato involontariamente inopportuno: Cosa vuol dire?”, si chiede Migliore, che aggiunge: “Forse che se Marcello Pittella non si fosse ricandidato non avrebbe rischiato l’arresto? Le esigenze cautelari per un presunto reato possono essere motivate dalla partecipazione a un appuntamento elettorale? I criteri per i quali un cittadino possa o meno candidarsi sono stabiliti per legge, per altro molto restrittiva come la Severino, così come è responsabilità del partito che candida verificare quali siano le possibili incompatibilità politiche. Ricordo per esempio il caso del collega senatore Salvatore Margiotta, la cui lunga vicenda giudiziaria, fortemente enfatizzata nella prima fase, è stata poi quasi completamente dimenticata quando lo stesso fu dichiarato assolto”.

“La magistratura faccia il suo corso, ma” conclude Migliore “ciò non toglie che debba sempre avvenire senza che vi sia alcun timore per i cittadini imputati sulla effettiva imparzialità delle decisioni assunte, in particolare quando queste hanno a che fare con la libertà personale”.

Il diretto interessato ancora non è si pronunciato in maniera esplicita anche se persone vicine al governatore hanno definito la sua posizione nella vicenda “surreale”.

Sia la Giunta che il Consiglio regionale della Basilicata hanno espresso parole di fiducia nei riguardi della magistratura inquirente e di solidarietà al governatore Marcello Pittella.

Il videpresidente dell’esecutivo lucano, Flavia Franconi, si dice certa che Pittella “al pari degli altri, riuscirà a dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati” e si prepara con tutti gli assessori a proseguire la regolare attività, così come dichiara in una nota il presidente del Consiglio regionale Santarsiero che “conferma il prosieguo della regolare attività dell’Assemblea già convocata in modo ordinario per martedì prossimo 10 luglio” e si dice certo che Pittella dimostrerà la piena correttezza del suo operato.

Chi invece sale sulle barricate è il consigliere regionale dei Fratelli d’Italia Gianni Rosa secondo il quale “la politica non deve solo essere moralmente irreprensibile ma anche apparire tale” Rosa al di là della vicenda giudiziaria ricorda che da sempre si è battuto “per la moralità e l’etica nella nostra Regione, trovandoci isolati dietro un muro di silenzio, e non possiamo esimerci dal rimarcare che il ‘Sistema’ in Basilicata è immorale, a prescindere dalla commissione di reati che sono tutti da accertare”.

Invece per i due consiglieri regionali lucani del M5S, Gianni Leggieri e Gianni Perrino “l’unico gesto sensato da parte di Marcello Pittella sarebbe la rassegnazione immediata delle sue dimissioni con l’indizione di elezioni al più presto” per i consiglieri di opposizione sui banchi 5Stelle “sarebbe la scelta più ovvia da parte di chi ha svilito in tutti i modi l’istituzione regionale, nonché un segnale a una cittadinanza sempre più sfiduciata nei confronti della politica”.

A livello nazionale il M5S di Governo prende la parola con il ministro della Salute, Giulia Grillo (M5S) per dire “basta con l’intreccio tra partiti e sanità”.

Per la Grillo le vicende lucane “gettano un’ombra inquietante sulla gestione della Sanità pubblica” e assicura di voler seguire “con la massima attenzione gli sviluppi dell’inchiesta. Che intanto conferma la necessità di spezzare definitivamente il cordone ombelicale che lega la gestione della sanità ad un pesante e spesso illecito condizionamento dalla politica e dei partiti”.

Parla invece di un “quadro sconcertante” e di “sistema sanitario regionale piegato alle logiche del solo consenso” il segretario della CGIL lucana Angelo Summa.

“Senza entrare nel merito dell’indagine giudiziaria su cui sarà la magistratura a fare chiarezza” aggiunge il sindacalista “dall’inchiesta emerge uno scenario sconcertante che vede coinvolto l’intero sistema sanitario regionale piegato alle logiche del solo consenso, in dispregio delle norme che sovraintendono la gestione della pubblica amministrazione, al di fuori della trasparenza e della legalità”.

Summa parlando di “una gestione spregiudicata del sistema sanitario regionale che, tra concorsi, appalti e nomine, delinea un ‘uso distorto del potere pubblico’” ricorda che le “reiterate denunce” del sindacato “non erano fantasiose elucubrazioni”.

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