Il pugliese Conte sale al Colle mentre infuriano le polemiche sul programma di Governo (e non solo)

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha convocato per le 17.30 al Quirinale Giuseppe Conte, il candidato indicato da M5s e Lega per l’incarico di formare il governo giallo-verde

A quanto si è appreso, il capo dello Stato ha chiesto in mattinata a Di Maio e Salvini di confermare la proposta, poi ha deciso di chiamare il professore di diritto privato al Colle.

“Oggi comincia la Terza Repubblica”, ha commentato Di Maio, dopo un nuovo vertice con Salvini, ribadendo che il pugliese “sarà un presidente del consiglio incaricato politico” e sostenendo che “ha tenuto tutto l’impianto anche se sui ministri chi decide è il presidente della Repubblica”.

Nessun ticket vincolante quindi con la figura di Paolo Savona. Grillo nel contempo dal suo blog attacca il “maligno gossip” delle ultime ore sul curriculum del professore foggiano e tuona contro “la casta” che “decade”.

L’altro esponente di peso dei grillini, Di Battista in mattinata aveva invitato il Colle a “non avere timore” di dare il via libera al governo. Le polemiche sono destinate a proseguire anche per un post pubblicato su Facebook dal padre dell’esponente M5s indirizzato a Mattarella: “Fai il tuo dovere o rischi la Bastiglia”.

#VoglioIlGovernoDelCambiamentoIl Presidente Mattarella ha prestato giuramento di fedeltà alla Repubblica ovvero ai…

Pubblicato da Alessandro Di Battista su mercoledì 23 maggio 2018

Di altro tenore, ma non meno severe le critiche arrivate dal palco di Confindustria al contratto firmato dalle forze della nuova maggioranza per il governo che “così non va” dice il presidente degli industriali Vincenzo Boccia, spaziando dall’Ilva alla Tav alle pensioni, dal jobs act alla critica del populismo, con la ferma indicazione della strada europea. “Non è affatto chiaro” precisa “dove si recuperano le risorse per realizzare i tanti obiettivi e le promesse elettorali”.

Assenti i big di Lega e M5S, ma presenti all’assemblea annuale di Confindustria Gentiloni e Padoan oltre all’uscente ministro Calenda, anche lui tuona contro il nascente esecutivo, elogia Gentiloni a spara a zero sulla vicenda Ilva (e anche su Michele Emiliano): “si deve negoziare, lasciamo i populismi alle cozze pelose”.

Arriva a stretto giro la replica dei 5Stelle per bocca dei senatori Turco e Pesco: “Confindustria per difendere lo status quo dell’Ilva, cita come esempi gli Stati Uniti e la Germania che riaccendono le fabbriche. Facciamo presente che le fabbriche a carbone sono state chiuse. Quelle riaperte sono state ubicate in luoghi ben lontani dai centri abitati. Invece in Italia ci ostiniamo a tenere aperta una fabbrica dentro la città legittimandola a produrre esentandola da responsabilità civili e penali . Una fabbrica che produce profitti per la proprietà e alti costi per tutta la collettività”

Discrete notizia arrivano nel frattempo da Bruxelles che promuove l’Italia nel 2017 “è in linea con le regole del Patto di stabilità” dice la Commissione Ue, ma servono correzioni e Roma deve proseguire nella riduzione del debito pubblico. Serve inoltre tagliare cuneo fiscale e spesa pensionistica. Il vicepresidente Dombrovskis spiega che si è deciso di non aprire una procedura per debito, ma per il 2019 viene raccomandato un aggiustamento strutturale dello 0,6%. Per Bruxelles, l’aggiustamento di bilancio per il 2018 appare “inadeguato” e la Commissione “riesaminerà” la situazione “sulla base dei dati 2018 che saranno notificati nella primavera 2019”. “Non è la fine della storia” avverte il commissario Moscovici

Infine e in attesa della nascita del nuovo Governo con l’investitura ufficiale di Mattarella al professor Conte giungono gli auguri da un altro illustre pugliese, l’ex consigliere di Stato Francesco Bellomo, che “da italiano” formula “qualora dovesse essere investito dell’alto incarico, i migliori auguri”.

Contro Bellomo infatti il giurista premier in pectore istruì il procedimento disciplinare per il “dress code” alle borsiste che poi portò proprio alla sua destituzione da magistrato.

“Tengo però a precisare” aggiunge Bellomo “che le notizie riprese in questi giorni sul mio procedimenti disciplinare non sono esatte: la contestazione che ha portato alla destituzione non attiene a “molestie” o “avances sessuali” (peraltro inesistenti), ma, principalmente, ad alcune clausole inserite nei contratti di borsa di studio. Destituzione che ritengo assolutamente ingiusta” e che, sottolinea “ho impugnato dinanzi al giudice competente”.

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