Direzione PD. Militanti all’esterno del Nazareno “Mai con M5S e Lega”, Emiliano: fare le primarie

Arrivano sotto la pioggia, in mezzo a una selva di telecamere, gli esponenti del Pd in occasione della prima direzione del partito dopo la sconfitta elettorale e le dimissioni di Renzi

Davanti alla Nazareno ci sono alcuni militanti contrari a qualsiasi intesa con i pentastellati e la Lega e che per manifestare il proprio convincimento mostrano sulle giacche un adesivo con la scritta “Mai con M5S” e aggiungono a voce “mai anche con la Lega”.

Sfilano i big con Graziano Delrio, fra i nomi che vengono fatti per la successione alla leadership che all’ingresso del Nazareno preferisce non parlare mentre Emanuele Fiano ribadisce la linea del no alle alleanze con M5S: “Chi ha vinto” dice “deve governare”.

E poi Andrea Orlando, Dario Franceschini, Carlo Calenda, Cesare Damiano, Gianni Cuperlo (nessuno degli ultimi due sarà nel nuovo Parlamento), c’è anche il premier Paolo Gentiloni, ma il più loquace è Michele Emiliano. 

“Il Partito democratico può decidere se far unire il Movimento 5 Stelle e Salvini e rimanere fuori da ogni controllo democratico di questo processo difficile” dice ai cronisti e aggiunge “Mi è venuto in mente l’Aventino il cui risultato è stato la deriva autoritaria dell’Italia, o se viceversa si può provare utilizzando la forza che deriva da questa legge elettorale proporzionale, individuando dei punti chiave, in materia di sicurezza, pari opportunità e uguaglianza, di contrasto alla povertà, ci sono molte cose se ci possono fare, concordando un programma sostenendolo dall’esterno. Se M5S ce la fa bene, sarà un bene per tutta l’Italia se non ce la fa il Pd dovrà prendere atto e andare a votare. Andare a votare direttamente è impossibile e pericolosissimo per il Pd e non credo che il Pd possa sostenere un governo di destra”.

Sulle prospettive future per la guida del partito aggiunge “Orfini è un artista nel cambiare le regole a seconda delle opportunità di vittoria che ha la sua parte, siccome la sua parte ora ha possibilità di vittoria più contenute rispetto alle precedenti primarie, probabilmente ora vuole cambiare le regole, ma io penso sia impossibile, nel Pd, fare a meno delle primarie, anche perché il nuovo segretario deve avere la stessa legittimazione del segretario uscente: sarebbe un segretario di serie B se eletto in modo diverso. Una mia ricandidatura? Ci devo pensare ancora”.

Come ampiamente anticipato all’incontro non è presente il segretario dimissionario Matteo Renzi, che però ha scritto una lettera letta da Matteo Orfini in apertura: “Preso atto dei risultati elettorali rassegno le mie dimissioni ti prego – riferito al presidente Orfini – di convocare l’Assemblea, in quella sede spiegherò le ragioni delle dimissioni”.

Maurizio Martina in direzione PD

E’ il vicesegretario Maurizio Martina a presentare la relazione introduttiva “Con il vostro contributo” dice “cercherò di guidare il partito nei delicati passaggi interni e istituzionali a cui sarà chiamato”. Poi analizza la sconfitta del Pd alle elezioni del 4 marzo che è stata “netta e inequivocabile e riguarda tutti, ciascuno per la propria responsabilità. Non cerchiamo scorciatoie o capri espiatori. È necessario andare in profondità nell’analisi e nel confronto tra noi”.

Sarà quindi l’Assemblea, alla metà di aprile, che dovrà decidere se indire le primarie e la fase congressuale – opzione che però non sembra avere grosso seguito tra i dem – o nominare un nuovo segretario per traghettare il partito fino al 2019, quando si terranno le elezioni europee, o fino alla fine del naturale mandato, nel 2021. I nomi che circolano sono diversi, ma quello di Graziano Delrio appare in pole position.

Ma il tema al centro della Direzione saranno le consultazioni al Quirinale. Il segretario dimissionario non salirà al Colle: “Il Pd ha sempre mandato al Quirinale i due capigruppo, il presidente e il reggente. Non vedo motivi per cambiare delegazione”.

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