Puglia, i big delusi appesi al calcolo nazionale del proporzionale. Fitto: “Risultato al di sotto delle aspettative”

Malumori tra i Cinque Stelle nonostante la vittoria. E Laforgia a Bari potrebbe farcela

La risacca dopo la mareggiata. Archiviato il cappotto pugliese nell’uninominale da parte dei Cinque Stelle, i big regionali sperano in un ripescaggio nel proporzionale. Vale innanzitutto per il segretario del Pd Marco Lacarra, capolista nel plurinominale a Bari, che rivendica il valore del risultato barese nel crollo generalizzato del Pd in Puglia. “Con la percentuale del 16%, il Pd a Bari dimostra di essere in controtendenza rispetto al dato regionale”, dice Lacarra che ha ottenuto 23.300 voti, cioè il 19,4% nel suo collegio. Fuori Dario Ginefra, deputato uscente. In salita la strada per Filippo Melchiorre di Fratelli d’Italia, mentre nella Lega Roberto Marti in Salento dovrebbe farcela e ci sono speranze anche per il coordinatore regionale Rossano Sasso. Niente da fare invece per l’ex fittiano diventato leghista Nuccio Altieri. Il segretario regionale di Forza Italia Luigi Vitali, sconfitto all’uninominale, dovrebbe essere ripescato al proporzionale. E a Bari nutre speranze di elezione Michele Laforgia che per Leu ha ottenuto un 7,4% che è il doppio del risultato regionale della lista. Netta la sconfitta per Raffaele Fitto, che però non molla la presa pur riconoscendo un risultato al di sotto delle aspettative. E anche tra i Cinque Stelle trionfatori della tornata elettorale spuntano i primi malumori: il consigliere regionale Mario Conca, capogruppo fino a pochi giorni fa, si sfoga su Facebook.  “Il M5S ha subìto una metamorfosi irreversibile dove la democrazia partecipata di un tempo ha abdicato e abdicherà sempre più alla struttura partitica. Scelte che hanno lasciato l’amaro in bocca a molti, me compreso, ma che di fatto non hanno per ora scalfito il consenso.  Ritengo che il M5S potrebbe ricevere l’incarico di formare il governo, a meno che faccia un accordo, suddividendo ministeri e sottosegretariati, inverosimilmente con la Lega, per via dell’incognita Maroni, e molto più verosimilmente con il PD che dovrà però mettere da parte Renzi lasciando con un palmo di naso Salvini e Berlusconi”.

 

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