PD. Dopo la direzione è gelo tra Renzi e Franceschini, ma Emiliano tende la mano al leader

E’ gelo tra Matteo Renzi e Dario Franceschini all’indomani dello scontro in direzione sulle alleanze, conclusosi con un voto, scontato, a favore del segretario ma con una frattura che avrà bisogno di tempo per rimarginarsi.

“Se parliamo solo di coalizione penso che ci prendano per matti, le alleanze sono temi che riguardano il ceto politico”, insiste il segretario determinato a concentrare i prossimi mesi fino al voto su temi “concreti”.

E ieri l’ex premier trova una mano tesa nella minoranza di Michele Emiliano, che, senza entrare in maggioranza, si dice disposto ad una “collaborazione” con il leader, assicurando l’intenzione di restare nel Pd.

Se le critiche di Andrea Orlando sono considerate fisiologiche tra i renziani, visto che il Guardasigilli è il leader della minoranza, più difficile da digerire è il muro contro muro che si è creato tra Renzi e il ministro della Cultura. I pontieri, che nei giorni precedenti alla direzione, avevano lavorato ad una tregua sono rimasti delusi.

“E’ stato Dario a cominciare con gli attacchi”, spiegano i fedelissimi del segretario. “No, è stato Matteo nel suo intervento ad accusare Dario di essere solo un capocorrente al quale non ha intenzione di rispondere”, ribattono da Areadem. Una lite che, sono convinti da tutti i fronti, solo i due protagonisti potranno superare in un faccia a faccia a questo punto rinviato a dopo l’estate.

In questo clima, in cui Renzi stesso ammette di avere “molti critici” e non solo yes-man intorno a lui, un puntello arriva dall’altra area di minoranza, il Fronte Democratico del governatore pugliese che ha riunito a Roma la sua corrente.

Nessun ingresso in maggioranza, assicura Emiliano, ma “noi col segretario vogliamo dialogare, anche se ci dovesse maltrattare, noi diremo che siamo nel Pd, restiamo nel Pd e cercheremo di vincere le elezioni col Pd”. Il presidente della Puglia spiega di essere stato volutamente assente ieri in direzione.

“Dobbiamo smettere di litigare – afferma Emiliano – Abbiamo una minoranza, quella di Orlando, e un’aspirante minoranza, quella di Franceschini, ma dobbiamo uscire insieme da questo impasse. Difesa del partito ma anche “pretesa” di essere ascoltati nel merito delle proposte, chiarisce Francesco Boccia, che annuncia che la minoranza “dopo la webtax e le banche” si farà sentire “su scuola e ambiente”.

Temi concreti come quelli su cui il segretario chiede di concentrarsi “aprendo le finestre e facendo entrare aria fresca”. Lui non si aspetta la riconoscenza di qualcuno e nel suo libro in uscita, annuncia, “parlo molto anche della mancanza di riconoscenza in politica”. (ANSA).

 

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