Michele Emiliano inizia da Roma la sua “rivoluzione mite”

“Rivoluzione mite”. Con queste parole, sotto l’assedio del circo mediatico romano, il presidente della Puglia da il via alla sua campagna per le primarie del Partito Democratico.

Molti i temi trattati nel corso della conferenza stampa al circolo Pd “dei giubbonari” di Roma nel corso della quale ha illustrato i principali contenuti della sua mozione (“L’Italia è il mio partito”) e una piattaforma lanciata in versione beta sul suo sito che vorrebbe chiamare “Resistenza”.

La mitezza però è più un’auspicio di prospettiva che una nota caratteriale del governatore pugliese.

“E’ finita l’epoca della rottamazione” dice infatti “comincia l’epoca della ricostruzione, dell’amicizia e dell’armonia”.

“Renzi” aggiunge “mi guarda con uno sguardo terribile. Ho capito anche ieri sera che è molto arrabbiato ma io non nutro rancore verso nessuno. Alcuni hanno anche provato a farmi saltare in aria e anche verso loro non ho mai nutrito rancore. Sono pronto, sulla base di ferrei principi, ad andare d’accordo con chiunque ma non in maniera ipocrita, non con accordi di potere ma con condivisione del progetto”

Poi rassicura i pugliesi quando dice che se dovesse “vincere il congresso” non lascerà la Regione “sono stato eletto direttamente dal popolo. Farò il presidente della Regione e il segretario del partito, non c’è nulla che lo impedisca” e annuncia di avere dalla sua una ventina di deputati e senatori “non sono tantissimi” aggiunge “ma a me bastano, hanno avuto coraggio e messo la comunità al posto di se stessi”.

Poi risponde all’altro candidato Andrea Orlando “spesso sostiene che io sia populista e anche ignorante, in quanto terrone” scherza usando un aggettivo “epistomologico” durante la sua presentazione “lo dedico a lui”

Il guardasigilli di lì a poco replicherà che in effetti “Populista ogni tanto lo è” ma smentisce di averlo mai definito Terrone”.

A Renzi invece ricorda che la proposta del “lavoro di cittadinanza” vuole essere una risposta al “reddito di dignità che in Puglia esiste già”.

E poi tenta di riscaldare la platea che lo ascolterà dal mezzogiorno d’Italia e dalla sua Puglia: “Dal Sud non arriva solo vento caldo ma anche elementi di raziocinio e novità poltica” dice e ricorda, nel parlare di una legge che intende presentare sulla “bellezza dell’Italia” di avere una certa esperienza in demolizioni, con l’abbattimento di Punta Perotti a Bari” e ricorda anche il caso Taranto dove “la gente muore per avere una infrastruttura strategica per l’Italia: serve un sistema produttivo decarbonizzato”.

Poi dedica un pensiero ai “compagni di strada” Enrico Rossi e Roberto Speranza che vorrebbe “riportare a casa”.
Forse proprio nel loro “ricordo” tornano a risuonare temi a lui cari “Non possiamo essere il partito delle banche e dei petrolieri che si occupa solo dei grandi potentati.

E infine lancia l’hashtag della sua campagna congressuale #noisiamopartito, perché “Renzi ci ha fatto sentire tutti estranei”.

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