Assemblea PD. Al via la fase congressuale, Emiliano apre a Renzi, ma non trova sponde

La riunione di oggi ultimo step prima dell’eventuale rottura

Nella domenica di assemblea del Partito Democratico, le principali posizioni in campo sono due: Renzi e i suoi vogliono primarie a maggio ed elezioni anticipate a settembre, mentre Emiliano, Rossi e Speranza, i tre candidati alla segreteria nazionale chiedono che si arrivi alla scadenza naturale della legislatura preparando il congresso in autunno con una conferenza programmatica. Gli ultimatum hanno però irrigidito il segretario Renzi “Non sono io a volere la rottura siete voi che avete cambiato idea non perdendo occasione per demolire me e quanto fatto in questi anni”.

Scenari politici poco prima dell’assemblea diffonde un sondaggio realizzato nei giorni scorsi su 600 elettori del PD. La Base si è espressa al 64 % con un NO alla “scissione”. Il “popolo” però si divide al momento di rispondere alla domanda: quale mediazione possibile?

I numeri sono importanti anche perché una scissione per i due governatori, toscano Rossi e pugliese Emiliano significherebbe in primis fare i conti coi renziani che sostengono le rispettive giunte regionali, più tranquillo invece il deputato lucano Speranza che con Bersani avrebbe contato un numero sufficienti di parlamentari per un proprio gruppo.

ALCUNI DEGLI INTERVENTI

Apre il segretario Matteo Renzi con un appello “Dico a tutti fermiamoci, guardiamoci negli occhi e rispettiamoci per vedere se riusciamo ad incontrarci” perchè aggiunge “La nostra responsabilità è innanzitutto verso il Paese e quelli che stanno fuori. Adesso basta, non possiamo più stare fermi a discutere al nostro interno”. Per il segretario tutto nasce dal referendum. “C’è un prima e un dopo 4 dicembre che ha rappresentato una botta per il sistema Paese” per Renzi dall’altro lato, sul versante politico dopo l’esito del voto referendario è tornata la ‘Prima Repubblica’ ma “senza la qualità della classe dirigente della ‘Prima Repubblica’”.

Un punto cruciale dell’intervento del segretario, che ribadisce di aver formalizzato le dimissioni è quello sul congresso e lo dice a chiare lettere tra gli applausi della sala: “Peggio della parola scissione c’è solo la parola ricatto. Non si può fermare un partito per il diktat di una minoranza”.

E in conclusione aggiunge, rivolto ai tre candidati alla segreteria: “Avete il diritto di sconfiggerci non di eliminarci”.

La replica della “minoranza” alle parole del segretario dimissionario Renzi è nell’intervento, particolarmente polemico di Guglielmo Epifani, che insiste sulle scelte fatte dall’esecutivo al tempo di Renzi in materia di lavoro. Quando poi critica la decisione del governo Renzi di porre la fiducia sull’Italicum è la platea a protestare. In ogni caso la scissione è più vicina: “Ho trovato spiacevole che la direzione oltre a fissare la data del congresso, ha fissato le regole” dice Epifani “non avviene da nessuna parte. Le regole le fissano gli organi competenti, una commissione apposita”.

Osservazione che però viene smentita da Orfini al termine dell’intervento in cui chiarisce che si seguiranno le regole già adottate nel 2013 e sarà una commissione competente, eletta in una prossima direzione da convocare dopo l’assemblea di oggi, a fissare le modalità di esecuzione del congresso.

L’assemblea prosegue con numerosi interventi, tra i quali quello molto atteso di Walter Veltroni, che del PD è stato il primo segretario il quale ha di fatto rinnovato un appello all’unità “la sinistra quando si è divisa ha fatto male a sè stessa e al Paese intero”.

Gianni Pittella, Parlamentare Europeo

Interviene anche l’europarlamentare, il lucano Gianni Pittella per ricordare agli scissionisti “qualcuno pensa che la sinistra e i valori socialisti siano una proprietà privata, per cui sono di alcuni e se alcuni se ne vanno anche quei valori se ne vanno insieme a costoro” ma sinistra, socialismo, riformismo ha aggiunto “sono nel DNA del Partito Democratico, io mi auguro che non se ne vada nessuno ma se qualcuno vuole andare sappia che porta con se, sè stesso non i valori su cui è nato il Partito Democratico”.

“Stasera non posso che dire quello che avrei detto a chiunque fosse stato al posto del segretario Renzi” dice Emiliano nel suo intervento “ho fiducia in lui, nessuno si deve permettere di dire che non si puo ricandidare al congresso” ma la sala al momento di questa dichiarazione si scalda “voi avete letto le dichiarazioni nelle agenzie” ricorda a chi lo contesta “ma le abbiamo subito dopo smentite”.

Intervento di Michele Emiliano

Emiliano con il tono emozionato,  costantemente accompagnato da un forte brusio, dichiara di essere intenzionato a “fare un piccolo passo indietro per consentire ad una comunità di farne cento avanti. Sto provando a farlo per continuare a tenere insieme la squadra”.

“Siamo a un passo dalla soluzione” conclude il presidente pugliese “per trovare i tempi giusti che consentano ai candidati alternativi al segretario uscente di sentirsi competitivi, togliendo anche a me, ogni alibi al processo di scissione, perchè il problema è solo di metodo”.

“E’ possibile trovare dentro questa comunità che vuole governare il Paese, un punto di equilibrio? Lo dico perchè se non riusciamo a farlo al nostro interno come facciamo a farlo per tutta l’Italia”?

L’apertura di Emiliano però sembra non trovare alcuna sponda: Bersani va via così come Enrico Rossi, l’altro insieme a Roberto Speranza, degli scissionisti, tutti con un piede fuori.

L’assemblea chiude quindi con le dimissioni di Renzi e l’attivazione della procedura congressuale che si apre martedì con la direzione nazionale. Il tentativo di mediazione di Emiliano resta lettera morta.

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