Renzi riunisce la direzione PD: road map verso il voto anticipato e ricadute locali

C’è grande attesa per la Direzione del Pd in programma nel primo pomeriggio a Roma e le proposte di Matteo Renzi stretto tra le richieste di un congresso subito e la voglia di voto. E se Renzi aveva qualche dubbio la giornata di domenica, dedicata ai dibattiti e alle polemiche, lo ha aiutato a dissiparli: l’ex premier proporrà subito il congresso (aprile o maggio), in vista del quale è pronto a dimettersi, o le primarie per avere, con “un grande coinvolgimento una leadership legittimata da un passaggio popolare” a patto che “chi perde rispetti l’esito del voto”. Il tutto guardando al voto di giugno o al massimo settembre.

Le altre posizioni sono quelle emerse domenica a Firenze dove si è celebrata “l’assemblea ribelle” con i due candidati alla segreteria Emiliano e  Rossi sulle barricate. Il governatore toscano chiede dopo le dimissioni di Renzi una nuova segreteria di garanzia che gestisca una fase congressule “non affrettata” sostenuto nella medesima richiesta di tempi lenti da quello pugliese. L’auspicio espresso in sala da Emiliano è infatti quello di ”un congresso normale, non quello col rito abbreviato” e sottolinea “le elezioni a giugno le vuole solo Renzi”.

In Basilicata parla di elezioni a giugno, irriducibilmente sulla linea Renzi il senatore Salvatore Margiotta che non si rassegna e insiste “a rischio di rimanere isolato a combattere una guerra persa come l’ultimo dei giapponesi”. Non è dello stesso avviso l’altro lucano, Roberto Speranza che chiede tempi lenti perchè, come dice a Repubblica “se tutto si risolve in una gazebata organizzata in quattro e quatt’otto allora significa che non abbiamo capito niente di quanto accaduto”.

La partita politica non potrà non avere ripercussioni immediate anche in Basilicata dove, in ottica di congresso primaverile come vorrebbe Renzi occorre ricordare che manca dopo la scomparsa di Luongo un segretario regionale.

Poi ci sono i posti in parlamento, cinque se si andasse a votare con l’attuale legge, in primo piano ci sono Antezza, Bubbico, Speranza, Margiotta e De Filippo ma nel caso il governatore Pittella scegliesse la strada di Roma si aprirebbe la questione del rinnovo del consiglio regionale. E tra i cinque “uscenti” potrebbe annidarsi il candidato al governo regionale, papabili sono Margiotta e Bubbico, ma di certo non se ne starebbero buoni Lacorazza o Braia.

Mi fermo al livello regionale, perchè altrimenti dovrei pure valutare le ri-cadute che la fase congressuale nel PD potrebbe manifestare sulle amministrazioni cittadine dei due capoluoghi.

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