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La commissaria EU alle politiche regionali Cretu sui Fesr: Pompei esempio da seguire

Fitta agenda della commissaria europea alle politiche regionali Corina Cretu in Italia fino all’11 febbraio per una serie di incontri e dialoghi inerenti l’utilizzo dei Fondi Europei.

Prima tappa a Pompei dove insieme al Ministro dei beni culturali e turismo Franceschini ha presenziato all’apertura di nuovi spazi come la Domus dei Casti Amanti cui la Commissione ha contribuito in modo rilevante grazie ai fondi FESR e che la commissaria ha definito come un esempio da seguire e di cui andare fieri. Dello stesso avviso anche il ministro Franceschini secondo il quale “oggi Pompei è simbolo di una storia di riscatto”.

Non tutte sono rose però. La Cretu già alla vigilia della partenza aveva espresso le sue preoccupazioni per il mezzogiorno ”C’è un problema di capacità amministrativa” ha spiegato qualche giorno fa, perché “nonostante così tanti fondi spesi” nel Meridione “non vediamo davvero la crescita e il lavoro che ci aspettiamo”.

Nel pomeriggio insieme al ministro per la coesione territoriale e il Mezzogiorno Devincenti ha partecipato al “Dialogo con i Cittadini”, il tema al centro dell’iniziativa è stato quello delle politiche di coesione dell’unione europea.

La prima giornata si chiude con l’incontro con i presidenti delle regioni dell’Italia meridionale coi quali ci sarà un incontro nella giornata di venerdì per un bilancio sui primi due anni della programmazione in corso e gettare le basi per il futuro.

Per l’occasione la SVIMEZ ha elaborato un documento nel quale è formalizzata la richiesta di una “golden rule” per gli investimenti pubblici strategici e una riforma profonda che semplifichi e rafforzi le politiche di coesione.

La proposta che sarà portata all’attenzione del Parlamento Europeo prevede che il Piano Junker si ponga l’obiettivo della convergenza e un sistema di compensazione fiscale adeguato a compensare il Mezzogiorno e le altre regioni meno sviluppate degli svantaggi concorrenziali causati dal dumping fiscale e da altri squilibri strutturali, in particolare dell’Eurozona e infine, “un riequilibrio dell’attuale configurazione geopolitica che punti sulle politiche mediterranee, ben oltre la gestione dei flussi migratori”.

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