Governo. Paolo Gentiloni in “pole position” per la poltrona di Presidente del Consiglio

Al Quirinale quella di oggi sarà la terza intensa giornata di consultazioni per la formazione del nuovo Governo dopo che ieri il presidente Mattarella ha incontrato 17 delegazioni.

Il Capo dello Stato intende chiudere in fretta la crisi e quella di oggi potrebbe essere la giornata decisiva, con l’incontro finale con il Pd. Circola con sempre più insistenza il nome del ministro Gentiloni per un incarico, anche se resta ancora valida l’opzione Padoan.

Matteo Renzi nel frattempo prova a  compattare il Pd in vista delle decisioni del Quirinale e lo fa incontrando per ben due volte quello che sembra il successore favorito (Gentiloni) ma anche i ministri Padoan, Martina e Franceschini. L’ex premier e segretario del PD lavora per riannodare i fili nel partito e arrivare così al cosiddetto “governo di scopo”, quello che cioè dovrebbe cambiare la legge elettorale e permettere che si vada al voto con un sistema omogeneo. L’esecutivo che avrebbe in mente Mattarella passerebbe per una ipotesi di reincarico a Renzi che pare proprio intenzionato a non volerne sapere.

Sempre sulle intenzioni, potrebbe arrivare oggi dalla delegazione di Forza Italia, e quindi da Berlusconi la proposta di fare la legge e andare subito alle urne. Brunetta incalza: “Via il premier ma il Pd garantisca un altro governo”. Meloni chiede legge elettorale e il voto a marzo. Anche il pugliese Raffaele Fitto (COR) al termine dell’incontro con Mattarella ha annunciato il “sì” a una nuova legge elettorale, evitando “ritorni al passato” con un sistema proporzionale: “Il perimetro del governo a noi non ci riguarda” ha però ribadito “riguarda chi lo ha gestito finora. Non possiamo e non potremo far parte di un governo che abbia una maggioranza politica a cui ci siamo opposti”.

L’altro partito atteso per oggi è il Movimento 5 Stelle che per bocca dei vari portavoce a Roma continua a chiedere il voto subito e a manifestare indisponibilità al sostengno di un nuovo esecutivo, anche se il vicepresidente della Camera Di Maio, apre alla possibilità di andare al voto dopo la decisione della Consulta.