Direzione PD nazionale. Renzi fa l’analisi del voto amministrativo

“Qualcuno dice che non c’e più il tocco magico. Lo sento dire nei balbettanti sussurrii che dal Transatlantico provengono soprattutto dai miei amici, i cosiddetti ‘renziani’, espressione che considero una malattia. Ma non c’era neanche nel 2014 quando abbiamo perso città fondamentali come Livorno o Potenza”.

Così il premier Matteo Renzi intervenendo alla Direzione del Pd tenuta a Roma allo Spazio Eventi di Via Palermo. La resa dei conti arriva dopo le Comunali ma la direzione nazionale si annunciava infocata soprattutto sul tema del doppio incarico di Renzi (premier e segretario del partito) anticipata proprio in mattinata da Pier Luigi Bersani, nel corso della presentazione di un libro e sulle richieste dell’ala di minoranza più intransigente di modificare l’Italicum.

Sul fronte degli oppositori di Renzi c’è sicuramente anche il governatore pugliese Emiliano, che prima di entrare in direzione annuncia solo un’apertura all’ascolto e al dibattito. Ma al centro del dibattito ha tenuto banco anche l’analisi del voto alle ultime amministrative.

Direzione PD - L'intervento di apertura di Matteo RenziLa riunione, iniziata dopo un minuto di silenzio per le vittime dell’attacco terroristico a Dacca, è stata aperta dall’intervento di Matteo Renzi.

“Ai ballottaggi abbiamo perso qualche città” ha detto “Succede a volte. Abbiamo perso Fano, Matera, Venezia. I candidati si scelgono con le primarie e le alleanze le scelgono i territori” sottolinea (dimenticando che a Matera il candidato non è stato scelto con le primarie NdR) e aggiunge che “dare una lettura nazionale richiede molta fantasia. Trovo superficiale raccontarlo con tanta supponenza e sfrontatezza” spiega ancora il premier che, su eventuali problemi di linea politica del Pd, sottolinea, rivolgendosi in particolare alla minoranza e al presidente Emiliano: “Non mi pare che il Pd pugliese possa essere considerato in linea con quello nazionale e non mi pare che in questo passaggio elettorale il Pd pugliese abbia avuto risultati dissimili da quello nazionale”.

Poi il passaggio sul referendum di Ottobre ed un messaggio agli oppositori interni” al partito: “Il referendum è cruciale per il futuro della credibilità della classe politica. Non ho paura di metterci la faccia. Se vince il no, c’è qualcuno che pensa che il presidente del Consiglio, e io credo anche il Parlamento, possano non prenderne atto?”

Matteo Renzi dunque ribadisce che il voto sulla riforma della Costituzione sarà un punto di svolta della legislatura, in un senso o nell’altro. Il premier e segretario Dem sottolinea che non userà la minaccia della recessione, ma piuttosto la possibilità che si realizzi “la più grande autoriforma della politica”. Ai suoi oppositori nel Pd, dice inoltre: “Chi vuole che io lasci ha una sola strada: chieda e vinca il Congresso”.

“Solo io tutti i giorni ricevo messaggi da un mondo in grandissima sofferenza?” Ha iniziato così il suo intervento Roberto Speranza, che ha aggiunto rivolgendosi al segretario Renzi: “Dico queste cose perché voglio rompere le balle o perché l’Italia si salva solo se il Pd ce la fa?”.

 “La relazione che ci hai proposto per molti aspetti aumenta le mie preoccupazioni” ha aggiunto il leader della minoranza PD “Siamo di fronte alla più forte sconfitta alle amministrative per la sinistra. Da militante, da dirigente, da deputato del Pd sono preoccupato se non comprendiamo il messaggio nazionale venuto dalle amministrative. Rischiamo di consegnare il Paese a vecchi e nuovi populismi. Il nostro racconto dell’Italia si è scontrato con la percezione che le persone hanno: abbiamo raccontato un Paese fuori dalla crisi, quando una parte consistente si sente ancora con due piedi dentro la crisi”.

“Nessuno ha chiesto le dimissioni di Renzi. Dovrebbe fare quello che finora non ha fatto: il segretario del Pd”

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