Riforma Costituzionale: dopo l’ok della Camera, l’ultima parola ai cittadini con il referendum in autunno.

camera_deputatiPresto l’Italia potrebbe entrare forse nella terza repubblica. Dopo due anni e quattro giorni, con 173 sedute complessive, ieri il Parlamento Italiano alla Camera, con 361 sì 7 voti contrari , 2 astenuti e senza le opposizioni che hanno abbandonato l’aula, ha dato il via alla riforma costituzionale che modifica il federalismo e trasforma il Senato in una Camera delle Autonomie locali. Si parla ancora di forse perché l’ultima parola spetterà ai cittadini nel prossimo autunno, solo un referendum confermativo, con il 50% dei voti validi senza quorum dei partecipanti, porterà alla fine del Bicameralismo perfetto ma non solo. I senatori passeranno da 350 a 100, 74 consiglieri regionali e 21 sindaci, saranno nominati dalle assemblee regionali in base alla scelta dei cittadini con una legge ad hoc ancora da legiferare; la Basilicata come altre regioni di densità di popolazione minore riceverà 2 seggi e la Puglia invece 6. E gli ultimi 5 senatori saranno invece nominati dal capo dello stato. Non percepiranno indennità ma godranno comunque dell’immunità parlamentare ma perdono la possibilità di votare la fiducia all’esecutivo. Naturalmente l’intera trasformazione ha modificato anche il titolo V della Carta costituzionale, accentrando le competenze statali ma donando alle regioni forme di autonomia su temi come il lavoro e il territorio. Sembra ormai stata intrapresa la strada che porterà al mutamento dell’assetto istituzionale del nostro paese, più vicino al modello inglese ma che manda in pensione un sistema dopo 70 anni.

L’Italia tutta, il prossimo autunno, ha un appuntamento con la storia.

Di Giulio Traietta