Emiliano: per Renzi referendum inutile? Neanche un venditore di pentole…

“Come si fa a dire che chi ha chiesto il referendum ha chiesto un referendum inutile, e che ha sulle spalle la responsabilità delle spese? Queste sono bugie clamorose che sono state dette purtroppo dal Partito democratico. E oggi (poi la direzione è stata rinviata al 4 aprile prossimo NdR.) devo andare in direzione a spiegare che non si fa così. Cioè che questo modo di fare va bene per un venditore di pentole ma non per chi ha delle responsabilità di governo”.

Michele EmilianoLo ha detto il presidente della Regione e segretario uscente del Pd Puglia, Michele Emiliano, intervenendo a Omnibus sul referendum in programma il 17 aprile.

Sul referendum sulla durata delle concessioni per le trivellazioni petrolifere “mi fa arrabbiare il fatto che si dicano cose diverse dalla verità” e sottolinea che “è una normativa complicata, perchè se uno si accontenta che uno gli metta sotto il naso una velina, è possibile che ne combini di tutti i colori”. “Ma il presidente del Consiglio e segretario del partito” ha spiegato “non deve parlare sulla base di documenti che gli mettono sotto il naso. Deve studiare le norme da solo come faccio io”.

Emiliano si riferisce a quelle che ha definito “due bugie del presidente del Consiglio”. E cioè che se vincerà il sì al referendum ci sarà una perdita di posti di lavoro e si dovranno bloccare i pozzi. Per Emiliano “non è vero, perché se vincerà il sì “rientrerà in vigore la legge del del 91 che prevedeva la proroga della concessione dei pozzi di cinque anni in cinque anni nella fase finale” ma “con i controlli delle Regioni”. “Peraltro” ha rilevato “i posti di lavoro per il presidente prima erano quattromila ora sono diecimila. E di questo passo non so cosa combinerà”.

Emiliano ha poi aggiunto che “quando ci fu il referendum sull’acqua fu proprio Renzi a chiedere a Berlusconi l’accorpamento e l’election day”. Per Emiliano se la stessa scelta fosse sta fatta in questa occasione “avremmo risparmiato i soldi e soprattutto non ci saremmo presi a parolacce”.

“Se anziché dare indicazioni di astensione” ha proseguito “il presidente del Consiglio avesse detto molto semplicemente decidete in coscienza io non avrei neanche aperto la bocca. Non avrei detto una parola sul referendum”.

Però, ha concluso, “non si può dare l’indirizzo di astensione per i media, cioè per tenere liberi gli spazi televisivi, e poi lasciare libertà di coscienza: è questo modo negoziante di fare politica che non mi piace”.

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